Il sindaco: «Ora tutti sapranno cos’è stato il Vajont»

LONGARONE. Il Giro d’Italia non è solo il più grande evento sportivo a livello nazionale: racchiude, oltre ai valori dello sport e del sacrificio, anche il concetto di gioia di vivere e di amore per il nostro Paese e per la sua storia. Per questo è il palcoscenico ideale per far conoscere la tragedia del Vajont non solo agli italiani, ma anche al grande pubblico internazionale».
Se non la pensasse così, probabilmente il sindaco di Longarone, Roberto Padrin, non avrebbe lavorato tanto per portare un arrivo di tappa a Longarone e sulla diga, per fare entrare nelle case degli italiani il 50° anniversario del disastro del Vajont. È caratteristica della corsa, infatti, raccontare l’Italia e ogni pagina della sua storia, anche quelle più dolorose. A cominciare dal 1919, quando gli arrivi delle prime due tappe furono fissati a Trento e Trieste, per attraversare le strade sulle quali erano caduti i soldati della Grande Guerra. Negli anni più recenti ricordiamo la partenza del Giro 2006 dal Belgio, a Marcinelle, per rendere omaggio ai 136 minatori italiani morti l'8 agosto 1956 nel crollo di una miniera di carbone. O ancora l’arrivo di tappa a L’Aquila nel 2010, a un anno dal terremoto.
Senza contare che il Giro era già stato a Longarone, con un arrivo in volata su via Roma, l’8 giugno 1976. Anche in quell’occasione la tappa era stata voluta per rendere omaggio alla tragedia. Allora si impose Simone Fraccaro, gregario di Gimondi e campione italiano di inseguimento nel ’77 e ’78. Oggi gli eroi della “corsa più dura del mondo nel Paese più bello del mondo” si chiamano Vincenzo Nibali, Michele Scarponi, Cadel Evans, Bradley Wiggins e Mark Cavendish, ma lo spirito rimane lo stesso.
«Era il 2009 quando incontrai Mauro Vegni, direttore operativo della corsa, a Venezia in occasione della partenza del Giro. Allora lui era vicedirettore e io non ero ancora sindaco, ma gli confidai il sogno di portare il Giro a Longarone per il 50° del Vajont, proprio perché è un veicolo di memoria straordinario. Il progetto prese piede nel 2010 grazie alla collaborazione di Renzo Minella, che organizza le tappe del Giro in provincia, e a quella del sindaco di Erto e Casso, Luciano Pezzin: gli ho proposto di sostenere l’idea dell’arrivo sulla diga del Vajont, che sarebbe stato molto più suggestivo. E così abbiamo cominciato a lavorare insieme. Lo stesso Vegni ha dimostrato una grande sensibilità: conosceva già la storia del disastro e da subito si è convinto che fosse doveroso un arrivo di tappa per il 50°. Non è stato facile organizzare l’arrivo alla diga: la carovana rosa ha bisogno di spazi e strutture, senza contare il pubblico che si assiepa attorno alla linea di traguardo. Eppure gli organizzatori del Giro hanno cercato ogni alternativa per renderlo possibile. E la sensibilità alla tragedia che l’intera manifestazione sta dimostrando è evidente anche nella decisione di visitare, giovedì alle 12.30, prima della partenza, il cimitero del Vajont».
A portare un omaggio alle vittime sarà una delegazione guidata dalla maglia rosa e composta dai quattro sindaci della tragedia, dalla RCS e da autorità civili e militari. «Ma per Longarone il Giro deve anche essere un biglietto da visita col quale presentarsi al mondo e raccontare il proprio presente: il duro lavoro della ricostruzione e i punti di forza della vallata, con uno sguardo aperto verso il futuro. Il Giro celebra, e allo stesso tempo mette in mostra», dice Padrin, «quanto c’è di buono in tante parti d’Italia, dal paesaggio alle tradizioni, dalla cultura alla dinamicità delle comunità che visita».Così, intorno alle due date del 15 e 16 maggio, si sono sviluppati una serie di eventi, a cominciare da quello di domenica e lunedì scorso, con Luca Pancalli, Oscar De Pellegrin e Pietro Piller Cottrer, che ha visto le scuole della provincia riflettere e lavorare sui temi della disabilità e della solidarietà.E poi le occasioni di festa per animare il centro del paese, le cicloturistiche delle scorse settimane e la mostra di biciclette d’epoca in municipio.
O anche la serata dedicata alla storia degli 80 anni del Veloce club di Longarone. «Stasera il centro di Longarone sarà animato dalla musica di Bellunolanotte; e domani, nel corso della diretta anteprima della tappa, su Raisport, trasmetteremo uno speciale dedicato al gelato artigianale». Ma il cuore del passaggio del Giro resta sempre il ricordo del Vajont: «E stato il giornalista Emanuele Dotto», conclude Padrin, «a sottolineare come la comunità di Longarone si sia sempre dimostrata vicina a chi soffre. Lui conosce la storia del Vajont molto bene e così, sfruttando l’occasione del passaggio del Giro, ha proposto di devolvere una somma alla famiglia di Wouter Weylandt, il ciclista scomparso durante il Giro 2011. La cerimonia si svolgerà stasera, nel corso della cena di gala con gli organizzatori della RCS, i giornalisti che seguono la corsa, e alcuni campioni dello sport bellunese».
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