Il Pd ci riprova: autonomia per i territori alpini

A Milano presentato il “Manifesto per le Alpi”, nato da un’idea di Sergio Reolon L’obiettivo: salvare le terre alte da spopolamento, degrado e default
Belluno, 29 marzo 2007. Alla Nogherazza il convegno dei ds. Il presidente della provincia Sergio Reolon
Belluno, 29 marzo 2007. Alla Nogherazza il convegno dei ds. Il presidente della provincia Sergio Reolon

BELLUNO. La Macroregione delle Alpi è un’idea da condividere. Anche da parte della sinistra, del Pd in particolare. Purché abbia un obiettivo principe: salvare le terre alte dallo spopolamento, dal degrado, dal default. E per farlo non può far conto soltanto sulle Regioni, ma anche su aree vaste – se non si vuol parlare di Province, per evitare l’orticaria – come quella del Bellunese che, per la sua specificità, merita l’autogoverno.

È’ in sostanza l’idea di fondo del “Manifesto per le Alpi”, che il Pd del Nord, da Trieste ad Aosta, passando per Belluno, Trento e Bolzano, ha presentato ieri a Milano e che si propone di illustrare, in presa diretta, allo stesso presidente del consiglio Enrico Letta.

«Possiamo fare tutte le analisi che vogliamo della situazione in cui si trovano le terre alte, ma il problema fondamentale è che manca l’autogoverno dello sviluppo: vedasi la Provincia di Belluno da quando è commissariata», alza la voce Sergio Reolon, consigliere regionale veneto del Pd, che del Manifesto è stato una delle anime.

Una Magna Carta dei popoli delle Alpi (al plurale), che da decenni lanciano e rilanciano un unico grido d’allarme: siamo al collasso e abbiamo bisogno di un supporto irrevocabile da parte delle Regioni e dello Stato. «La vera sfida oggi è mantenere la montagna diffusamente abitata, garantendo adeguato riconoscimento e opportunità occupazionali a chi presidia questi territori dal degrado e dai pericoli naturali, mantenendo il capitale paesaggistico-culturale su cui si fonda anche l’offerta turistica alpina», grida disperato Reolon, che a Milano era accompagnato da Erika Del Farra, segretaria provinciale. Non ci sono dubbi per i Democratici: i cosiddetti punti deboli delle regioni alpine (montuosità, distanze, dispersione territoriale, fragilità del territorio e dell’ambiente), possono diventare un motore di sviluppo e un incentivo all’innovazione.

Ed ecco, per l’appunto, le richieste. La prima: nella riforma costituzionale si consideri la specificità dei territori alpini, come individuati dalla Convenzione delle Alpi, prevedendo la presenza di enti di autogoverno di area vasta a elezione diretta, dotati di competenze ampie e di forte autonomia politica, amministrativa e finanziaria. Nuove province, come dire. La seconda: il criterio della montanità venga riconosciuto a chi è montano, non a chi vive in cima al mare. Rivoluzionaria anche quest’altra proposta: si modifichi la rappresentanza politica nel Parlamento nazionale e nei Consigli regionali rapportandola anche al parametro del territorio e non solo a quello della popolazione. Di somma importanza quest’altra richiesta del Manifesto: garantire il ritorno sul territorio alpino di una quota del gettito fiscale generato sul territorio stesso in misura tale da compensare i maggiori costi per la gestione dei servizi e la cura del territorio nelle aree montane da impiegare secondo criteri solidali fra le comunità locali. E poi tutta una serie di intuizioni che con Letta presidente diventeranno vere e proprie rivendicazioni: parametri differenziati per l’erogazione e l’accesso ai servizi; agevolazioni fiscali per le piccole e medie imprese nonché adeguate forme di de- fiscalizzazione e incentivazione per la residenzialità in alta montagna; semplificazione delle procedure del sistema fiscale per le micro e piccole attività economiche; banda larga anche nelle valli; il riordino fondiario; un fondo speciale per la difesa idrogeologica; un servizio civile appositamente per le terre alte.

E, infine, L’Enel e gli altri enti che utilizzano risorse alpine dovrebbero risarcire il territorio, in misura ben maggiore di quanto non facciano adesso.

Francesco Dal Mas

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