Il nuovo vescovo ai fedeli: «Chiamatemi don Renato»

BELLUNO. «Volete portarmi rispetto? Chiamatemi vescovo Renato. Ma don Renato è più immediato ed altrettanto rispettoso».
Immaginarsi se a questo invito del nuovo vescovo di Belluno-Feltre, la basilica cattedrale, piena di vescovi (una decina con il patriarca Francesco Moraglia), di sacerdoti e fedeli, non sarebbe esplosa in un fragoroso e prolungato applauso. Ma, subito dopo, la prima novità di don Renato.
«Desidero incontrarvi presto, per cui verrò a trovarvi, nei giorni feriali, verso sera, parrocchia per parrocchia. Celebrerò con voi, se avrete messe o liturgie in programma, m'intratterrò a cena con il parroco e gli altri sacerdoti, quindi vorrei potermi incontrare con il consiglio pastorale o il gruppo che lo sostituisce».
Sono le 16.36, di domenica 24 aprile 2016, quando don Renato Marangoni viene insediato vescovo di Belluno Feltre, dal metropolita della Chiesa veneta, Francesco Moraglia, e dal predecessore mons. Giuseppe Andrich, che gli consegna il pastorale.
La liturgia prosegue per due ore. Sobria e al tempo stesso solenne. Marangoni porta una mitria molto semplice, per nulla ricamata, quella dell'ordinazione. Il pastorale è un bastone in legno, con una croce ricavata da un piccolo pezzo di barcone di naufraghi. Intorno all'altare, l'emerito di Belluno mons. Pietro Brollo, il vescovo di Padova mons. Claudio Cipolla, l'emerito mons. Antonio Mattiazzo, e poi i vescovi di Treviso e Trento. Nei primi banchi i sindaci di Belluno, Feltre e Crespano, il paese natale di Marangoni e, dall'altra parte, i famigliari, tra i quali la sorella Anna ed il cognato Claudio.
«Ho accolto questa chiamata al ministero episcopale, perché ci sei tu, Chiesa di Dio, con la tua bellezza» dirà all'omelia. La bellezza di quel passo evangelico che dice: «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri».
E poi, in tema, le domande intriganti, di respiro evangelico, ma anche di stretta attualità, pensando ad esempio ai profughi. «Abbiamo amore gli uni per gli altri, dove "gli altri" sono coloro ai quali il Risorto ci manda con la sua Parola di vita e di speranza? Ci lasciamo raggiungere da questa evangelica domanda per aiutarci e non per esaminarci e giudicarci, non per rivendicare spazi e privilegi che il Vangelo non prevede e non comprende?».
Cammineremo insieme, rassicura i bellunesi. «Il nostro rispetto, la nostra empatia, la nostra disponibilità, il nostro servizio, la nostra fraternità, la nostra comunione saranno un "discepolato accogliente" in questo magnifico territorio attraversato dai fremiti di una crisi globale e locale».
Commosso il benvenuto che in precedenza gli aveva dato l'emerito, mons. Andrich. «Cammini a lungo con noi, davanti, in mezzo, dietro di noi, come suggerisce papa Francesco. Guidaci, vescovo Renato, in modo che siamo pervasi dal Vangelo che fa di noi dei re-nati».
I primi impegni di Marangoni saranno, questo pomeriggio, il pellegrinaggio giubilare della forania di Agordo e del decanato di Livinallongo alla porta santa della cattedrale di Belluno, martedì la visita in ospedale a Belluno, giovedì il primo incontro con i preti, sabato 30 le cresime a Cencenighe, domenica I° maggio la solenne concelebrazione in concattedrale a Feltre.
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