«Il notaio ha letto io non capivo nulla ma ho firmato»

Il racconto dell’anziano da 20 milioni di euro allo psichiatra: ecco la perizia che “inchioda” il medico Maurizio Guglielmo
Di Marco Filippi

BELLUNO. Prima gli è stato tolto dalle mani un patrimonio da più di 20 milioni di euro che un anziano bellunese gli aveva intestato nominandolo suo erede universale. Poi gli è stata sequestrata anche la ricca eredità che la contessa Francesca Romana Zuppani gli aveva lasciato, dopo la sua morte, nel maggio del 2000. Nel mezzo, una brutta storia di pedopornografia, per la quale la procura della Repubblica di Belluno si appresta a chiederne il processo. Tempi duri per il medico bellunese Maurizio Guglielmo (difeso dall’avvocato Paolo Patelmo), indagato per circonvenzione d’incapace per essersi fatto nominare erede universale dell’immensa fortuna di un 76enne bellunese. La procura ha praticamente chiuso l’inchiesta-madre.

Una pietra miliare dell’indagine è costituita dalla perizia dello psichiatra trevigiano Pier Paolo Urbani, disposta dal gip Aldo Giancotti per valutare la capacità d’intendere e volere dell’anziano e discussa in incidente probatorio. Eccone alcuni passaggi significativi.

Una persona sola. Il ritratto del ricco anziano che esce dalla perizia di Urbani è quella di una persona sola, sempre a caccia di compagnia e di consensi. «Il comportamento - si legge nella perizia - denota elementi di sottomissione, di influenzamento e di senso di inferiorità facendo emergere scarsa imposizione della sua personalità».

Maurizio ordinava, io obbedivo. Lo psichiatra sottolinea che l’anziano, mentre gli raccontava la sua esperienza con Guglielmo accentua «il fatto della sua pregressa prostrazione verso quest’ultimo senza preoccuparsi, nell’evidenziare il suo rapporto con il medesimo, che è stato schiacciato dalla riassumibile tracotanza del Guglielmo nel redigere procure e confezionare atti testamentari a favore dello stesso, con le lusinghe di facili guadagni. E che Guglielmo voleva essere adottato in qualità di figlio».

L’incontro dal notaio. L’anziano da 20 milioni di euro racconta così allo psichiatra l’incontro con il notaio: il notaio aveva cercato di parlarmi a quattr’occhi, ma il Maurizio perentoriamente mi teneva seduto e mi impediva di fare quello che volevo (...), il notaio ha letto, io non ho capito nulla, ma io ho firmato lo stesso (...), il Maurizio aveva un atteggiamento imperioso e mi dava ordini. E io ubbidivo. L’anziano, sostiene Urbani in perizia, «ricorda peraltro che è stato ben indottrinato dal Guglielmo nel prepararsi per giorni e preventivamente alle domande, da parte del noto psichiatra di Padova, circa l’esame testologico (Mini Mental State Examination); tale test depone per una completa capacità di intendere o volere. Riferisce che il test è stato fatto immediatamente dopo gli atti del medesimo notaio padovano».

Un patrimonio dimenticato. Secondo lo psichiatra il 76enne «ammette ancora ingenuamente che non ha contezza dei suoi cospicui capitali mobili e immobili; si tenga conto che percepisce solo dalle proprietà, in Lido di Venezia, circa dai 25.000 ai 35.000 euro al mese».

Il mistero dell’esattore. Nell’analizzare lo stato mentale dell’anziano tra il 2010 e il 2011, lo psichiatra racconta in perizia uno strano episodio evidenziato da una bancaria. La donna «ricorda - si legge nella perizia - che alla fine del 2009» l’anziano «chiedeva in modalità affatto estemporanea, contante per un valore di 250.000 euro per pagare l’Ufficio Imposte di Venezia riguardo a tasse di successione; dopo la ricerca della bancaria «vista l’ingente somma richiesta, verificava che nessuna pendenza risultava a carico» dell’anziano «presso l’Ufficio delle Entrate di Venezia. E consigliava ovviamente» il 76enne «di non procedere col prelievo e di sporgere denuncia ai carabinieri nei confrotni di quel sedicente funzionario delle imposte che faceva simili singolari richieste».

Infermità psichica. Per lo psichiatra «l’infermità psichica del signor (...) nei periodi indicati dal giudice, sussiste perché in lui stesso c’è una evidente consapevolezza e contezza della propria debolezza e la coscienza soggettiva di una volontà debole, ma non del tutto abolita».

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