«Il difficile rapporto tra gli uomini e il lupo andrebbe gestito in maniera più adeguata»

L’INCONTRO
«Le Amministrazioni che si trovano ad affrontare il ritorno del lupo sul proprio territorio e i problemi di convivenza tra questo animale e gli allevatori dovrebbero prendere maggiore esempio dalle altre realtà che hanno vissuto la stessa situazione diversi decenni fa».
Che Mia Canestrini fosse un ospite molto atteso, in occasione del secondo appuntamento della rassegna “Effetto montagna. Uomini, boschi, animali” organizzata dalla libreria Tarantola di via Psaro, lo si è capito dal gran numero di presenti, rimasti ai propri posti per oltre un ora prima dell’inizio della conferenza a causa del tanto traffico incontrato dalla studiosa nel suo spostamento da Milano. L’attesa, comunque, è stata ben ripagata dalla disponibilità dell’autrice del libro “La ragazza dei lupi” nel raccontare i dettagli della sua intensa esperienza di vita che per oltre dieci anni l’ha vista al lavoro tra questi affascinanti predatori nel Parco dell’Appennino tosco-emiliano.
«Il rapporto lupo-uomini va gestito in modo adeguato», spiega Mia Canestrini, «le preoccupazioni degli allevatori e la rabbia dopo una predazione sono comprensibili, ma manca una corretta educazione sul tema. Il ritorno del lupo parte dalla montagna e si allarga piano piano alle zone collinari e alla pianura. In Toscana questo animale è tornato da decine di anni e oggi lo si può incontrare fino in riva al mare; quello che spesso non viene fatto dalle Amministrazioni che ricevono per la prima volta la visita del lupo è di confrontarsi con chi lo ha sul proprio territorio già da venti o trent’anni, alimentando così allarmismi, mala informazione e rimedi “fai da te” deleteri per l’intera specie. Un suggerimento che vale anche per gli allevatori bellunesi».
L’autrice spiega che, come prima cosa, chi rischia di veder andare in fumo il proprio lavoro a causa del lupo dovrebbe tenersi informato sui bandi regionali che sovvenzionano l’installazione di strumenti utili a prevenire gli attacchi.
«Diverse regioni in Italia, tra le quali il Veneto, hanno cominciato a distribuire incentivi per la realizzazione di misure di prevenzione anti lupo», continua Canestrini, «la spesa per l’acquisto e l’installazione di recinzioni elettriche e altri dispositivi può essere molto elevata ed è giusto che ci siano delle sovvenzioni. Bisogna tener presente, però, che la sola rete, anche se elettrificata, non sarà mai sufficiente senza la presenza di uno o più cani da pastore; dove sono state prese queste misure i danni sono diminuiti fino al 98% e le lamentele e i disagi iniziali degli allevatori si sono presto trasformati in buone pratiche diffuse che ora vanno passate a chi si trova il lupo vicino ai pascoli per la prima volta».
Un rapporto, quindi, che per ridurre al minimo i problemi di convivenza, dovrà essere coltivato nel modo giusto.
«Noi abbiamo paura dei lupi, ma vi assicuro che loro ne hanno molta di più dell’uomo», spiega Canestrini, «i lupi vivono 1 o 2 anni in media, anche se potrebbero arrivare a 10-15; ma le liti interne, le strade e soprattutto il rapporto con l’uomo riducono drasticamente la loro aspettativa di vita. Ogni giorno, specie sull’Appennino, ci sono molti più incontri uomo-lupo di quanto si possa pensare, ma non si registrano mai attacchi. Serve imparare a conoscere questo animale se si vogliono evitare paure immotivate e danni anche gravi alla propria attività». —
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