Le aziende bellunesi cercano giovani: «Dall’Its Meccatronico tutti escono con un lavoro»

Sono 24 i giovani iscritti alla quinta edizione dell’Its Meccatronico di Belluno: le aziende del territorio cercano tecnici specializzati, ma la sfida è trattenerli in provincia. Il direttore generale della Fondazione Its Meccatronico Veneto Giorgio Spanevello: «Intorno all’azienda deve maturare un ecosistema attrattivo: oltre alla formazione e al lavoro, ci deve essere un associazionismo vivace»

Francesco Dal Mas
I ragazzi dell’Its Meccatronico
I ragazzi dell’Its Meccatronico

Sono 24 i giovani che frequentano il corso dell’Its Meccattronico di Belluno. Arrivano tutti dalla provincia di Belluno. E fra loro c’è anche chi si fa due ore di pullman in andata e due al ritorno, «perché il costo della benzina è proibitivo».

«Ragazzi, dunque, disponibili al sacrificio, pur di portare a termine l’obiettivo professionale che si sono posti», riconosce l’ingegner Giorgio Spanevello, direttore generale della Fondazione Its Meccatronico Veneto e Coordinatore della Rete Its Academy Veneto. «L’anno è appena iniziato e prossimamente avremo un incontro con le aziende per provvedere agli abbinamenti per la formazione in campo», fa sapere.

La quinta edizione

L’Its Meccatronico di Belluno è alla quinta edizione dei corsi. Spanevello è soddisfatto del numero di iscrizioni. Lo è un po’ meno della sistemazione provvisoria dell’insegnamento: «Siamo in attesa di una soluzione definitiva». Oggi, infatti, la sede è “in prestito”, da anni, peraltro. Ma l’esperienza non attraversa più la fase sperimentale, si sta consolidando. E l’Its avrebbe bisogno di una stabilizzazione. Le adesioni sono tali, fra l’altro, che le si ritiene in progressivo incremento anche nei prossimi anni (magari a differenza che in qualche altro sito del Veneto).

E i giovani, invece? Che ne pensano, sono soddisfatti dell’indirizzo intrapreso? Chi li accompagna quotidianamente è il coordinatore locale, l’ingegner Michele Zancanaro: «Il traguardo li rassicura, perché nel 98% dei casi trovano immediatamente lavoro». La domanda assorbirebbe anche il doppio di figure professionali. Nella meccanica, anzitutto, nella stessa refrigerazione – manifattura molto diffusa, nel Bellunese -, pure nell’occhialeria, perché la componente di meccatronica è particolarmente incidente. E poi c’è l’elettronica. Persino la protesi dentaria ha una presenza di meccanica. L’informatica stessa ha bisogno di queste nuove figure. «Il meccanico è richiesto ovunque», conferma Zancanaro, che è il primo a raccogliere le richieste delle aziende, «il meccatronico ancora di più. E si può spendere ovunque».

Quindi – chiediamo a Spanevello – sono giovani resilienti, che resteranno in provincia? Una domanda ovvia, tenendo presente la vasta gamma dei presupposti della fuga dei giovani bellunesi oltre il Piave. «Tutti i nostri Its del Veneto puntano proprio a questo: alla resilienza dei nostri allievi. Ma la scelta di vita, si sa, è personale. Dipende dal giovane. Ma anche dall’azienda che gli offre l’opportunità di lavoro. C’è un problema di soddisfazione salariale. Ma c’è anche un tema di comfort, di conciliazione tra l’attività lavorativa e le aspettative di vita. Se all’estero, l’offerta da questi punti di vista è più attrattiva, resta poco da fare».

L’incontro con le aziende

Gli allievi al primo corso arrivano da ogni parte della provincia, anche da fuori, precisamente da Claut. Zancanaro, il coordinatore, rileva che la difficoltà maggiore, ad oggi, resta quella del trasporto pubblico. «Taluni orari sono impossibili, per chi arriva da lontano, per cui qualche ragazzo si trova costretto, seppur a malincuore, a rinunciare». Resiste, invece, l’allievo che quotidianamente si fa Auronzo-Belluno. Con i costi dei carburanti in progressivo aumento, Zancanaro, da buon padre di famiglia, cercherà tra l’altro di trovare aziende per lo stage vicina alla residenza del giovane. Su questo fronte le imprese sono collaborative. Anche perché hanno difficoltà a trovare figure professionali di questa impostazione. Quindi il giovane arrivano a coccolarselo.

«È indubbio, però», afferma Spanevello, «che intorno all’azienda deve maturare un ecosistema attrattivo: oltre alla formazione e al lavoro, ci deve essere un tempo libero che possa avvalersi di opportunità gratificanti; un associazionismo vivace, capace cioè di condivisione».

Il 12 c’è l'incontro con le aziende. Le imprese vengono a presentare i progetti formativi. Poi si fanno i colloqui. Intanto si procede fino a fine anno con la parte teorica. C’è pure la certificazione in inglese. La preparazione dei ragazzi è diversa, da persona a persona. Tanti arrivano dall’Erasmus e non hanno granchè bisogno di impratichirsi con questa lingua, altri non la conoscono affatto, perché a scuola hanno imparato altre lingue. Nel corso dell’anno passato c’erano anche gli immigrati, che – riconosce Zancanaro – hanno portato un valore aggiunto, di applicazione allo studio, alla formazione. I problemi sul tappeto? L’abitudine al digitale costituisce la prima difficoltà. Quella incipiente con l’intelligenza artificiale, la seconda. È evidente che ci vuole un di più di applicazione.

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