Il Blitz: «Siamo attivisti, non terroristi»

Pieno appoggio ad Alvise Gris, coinvolto nell’inchiesta Tav e con obbligo di dimora a Belluno
Al blitz Alvise Gris
Al blitz Alvise Gris

BELLUNO

Il Blitz fa quadrato intorno ad Alvise Gris, l’universitario bellunese cui la Procura di Torino, in relazione alla manifestazione del 3 luglio dello scorso anno contro la linea ad alta velocità in Val di Susa, ha notificato un provvedimento di obbligo di dimora a Belluno fino all’udienza e all’interrogatorio che si svolgeranno a Torino tra 10 giorni.

«Ci autodenunciamo tutti come complici delle 40 persone arrestate nei giorni scorsi. Eravamo tutti là insieme alle comunità che rifiutano la Tav e abbiamo visto bene quello che è successo e chi ha dato il via alla violenza. Siamo attivisti e non terroristi», hanno dichiarato ieri due dei ragazzi del Blitz, Lorenzo Bogo e Nico Paulon in una conferenza stampa convocata per riaffermare la solidarietà ad Alvise Gris e alla sua famiglia (la Digos di Belluno all’alba ha perquisito anche la casa dei suoi genitori) e il fatto che è in corso «un attacco contro il comitato No Tav e contro una battaglia civile che va avanti da 10 anni. E’una risposta politica a un dissenso che non è minoritario ma che coinvolge interi territori. Ma non ci fermeranno così».

Ma non c’è solo il Blitz ad opporsi al provvedimento del giudice e a quella che ieri è stata definita «un’operazione di polizia politica ad ampio raggio con l’intento di intimidire la protesta». Ieri c’erano diverse componenti della società civile, da Valter Bonan per il Comitato Acqua Bene Comune, al presidente dell’associazione Amici della bicicletta, Bortolo Calligaro, fino a Benedetto Calderone della Fiom e ad iscritti al Gruppo Natura. Alvise Gris ha commentato così il provvedimento della Procura torinese nei suoi confronti: «Quel giorno abbiamo aderito in tanti alla giornata di protesta indetta dal comitato. C’è stato un attacco indiscriminato da parte delle forze dell’ordine, con molti feriti, arresti e violenze e torture avvenute in caserma». Niente black block in azione quel giorno in Val di Susa «c’era solo gente che intendeva protestare e che è stata attaccata preventivamente». Oltre a ciò che ha prescritto il giudice torinese (obbligo di risiedere nel Comune di Belluno) «la digos di Belluno ha deciso una limitazione anche nell’orario di obbligo domiciliare, dalle 21 alle 6 di mattina. Gli avvocati ora stanno contestando quella che ritengono una misura arbitraria e non prevista dalla Procura». E’intervenuto anche Gino Sperandio: «Non ho visto materialmente, ma l’arresto e la misura cautelare non sono obbligatorie ma facoltative in casi come questo. L’arresto è stato richiesto per tutte le 40 persone indagate. Una scelta non giustificata quella della Procura di Torino, che appesantisce la situazione e politicamente sbagliata». (e.f.)

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