Ideal Standard, il destino rinviato di un mese

Trichiana. Al tavolo organizzato al ministero, l’azienda conferma il proprio piano ma si dice pronta a valutare altre soluzioni per salvare gli stabilimenti
Di Paola Dall’anese
Assemblee sindacali alla Safilo di Longarone dopo l'annuncio della proprietà olandese di 100 prossimi licenziamenti negli stabilimenti del gruppo. colferai
Assemblee sindacali alla Safilo di Longarone dopo l'annuncio della proprietà olandese di 100 prossimi licenziamenti negli stabilimenti del gruppo. colferai

TRICHIANA. Un altro mese di tempo per verificare possibili soluzioni alla chiusura di uno stabilimento, che nei piani dovrebbe essere quello di Orcenico (Pn). Si è concluso così il vertice romano al ministero dello Sviluppo economico, organizzato per discutere del futuro dell’Ideal Standard.

Quello che doveva essere un incontro dai toni agitati, vista anche la posizione dei lavoratori di Orcenico che rischiano il posto, si è invece rivelato un confronto pacato, con l’azienda che si è detta disposta a togliere la pregiudiziale sulla chiusura della fabbrica pordenonese, lasciando intendere, però, che i numeri parlano chiaro: in poche parole, si può pensare a qualche altra alternativa, ma tutti dovranno fare la loro parte. E su questo le parti sociali e il ministero si sono impegnati.

A fine settembre il prossimo tavolo, dove le parti interessate dovranno portare le possibili soluzioni per la salvezza dell’intero gruppo industriale.

La situazione dell’Ideal Standard, quindi, è stata presa in mano dal Mise, chiamato a vigilare sulla trattativa, affinché non ci siano dei privilegiati o non si faccia il gioco dei vasi comunicanti, sacrificando così tutti. Al tavolo anche l’assessore veneto Donazzan, che ha ribadito l’importanza di mantenere la continuità del gruppo Ideal Standard, senza però avvantaggiare un sito rispetto a un altro. Lo stesso parlamentare bellunese Roger De Menech ha sottolineato la necessità di una gestione del problema a livello nazionale, senza guerre tra territori.

«L’azienda si è detta disposta a ragionare sulle alternative alla chiusura di uno stabilimento, anche se i numeri restano quelli presentati a luglio», precisa Gianni Segat della rsu. «Credo che la discussione sia servita a mettere sul tavolo quello che ha ciascuno. Per quanto riguarda Trichiana», si sofferma Segat, «confido nel fatto che possa continuare a vivere, anche in considerazione dei sacrifici fatti e dalla tenuta migliore dei conti».

«Ieri è emerso che in questa contrapposizione tra territori alla fine non ci saranno nè vinti nè vincitori, ma bisogna stare attenti affinché qualcuno non faccia una fuga in avanti. È una partita complicatissima, non semplice per nessuno. Bisognerà lavorare su proposte concrete, perché credo che alla fine sarà costituita una commissione tecnica per valutare le varie soluzioni», precisa Giuseppe Colferai segretario della Filctem Cgil.

Parla di «responsabilità dimostrata dalle parti in una situazione economica, industriale e del mercato complessa», anche Nicola Brancher, segretario della Femca Cisl. «Visti i volumi limitati da produrre nei prossimi anni, bisognerà trovare soluzioni organizzative che diano respiro ai lavoratori di Orcenico, senza penalizzare, però, le prospettive industriali di Trichiana. È una sfida che merita di essere giocata fino in fondo, con tutta l’attenzione del caso».

La prossima settimana, i risultati del tavolo saranno discussi con i dipendenti nelle assemblee sindacali.

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