Ideal Standard, a rischio ci sono 89 posti di lavoro

A Trichiana cresce la preoccupazione per il futuro dello stabilimento. Oggi i rappresentanti sindacali e il sindaco incontrano il prefetto per un aiuto
Trichiana; 2 luglio 2009. sciopero alla ceramica dolomite per la chiusura dell'aziendaI lavoratori protestano davanti allo stabilimento di Trichiana dell'Ideal Standard e sopra il presidio in piazza a Belluno
Trichiana; 2 luglio 2009. sciopero alla ceramica dolomite per la chiusura dell'aziendaI lavoratori protestano davanti allo stabilimento di Trichiana dell'Ideal Standard e sopra il presidio in piazza a Belluno

TRICHIANA. A rischio 89 posti di lavoro all’Ideal Standard di Trichiana. I dipendenti sono sempre più preoccupati per il futuro del loro stabilimento, preoccupazioni che oggi presenteranno al prefetto nell’incontro previsto a Belluno, a cui saranno presenti non solo i sindacati di categoria e generali ma anche il sindaco Fiorenza Da Canal.

Una situazione quella della fabbrica bellunese che potrebbe complicarsi, visto che proprio ieri i lavoratori di Orcenico, al termine dell’assemblea indetta a seguito del mancato accordo sulla proroga della cassa integrazione in deroga e l’avvio quindi dei licenziamenti da parte della proprietà, hanno deciso di continuare il presidio permanente. Quello stesso presidio che da quasi un mese sta impedendo all’azienda di togliere i macchinari che, come previsto dall’accordo siglato al ministero dello Sviluppo economico, avrebbero già dovuto essere trasferiti a Trichiana per incrementare la produzione del sito bellunese, e su cui si è spaccato il tavolo romano al Welfare nei giorni scorsi. Ma da voci di corridoio, sembra che comunque si stia trattando per far ripartire la trattativa e quindi avviare la cassa in deroga aprendo, quindi, i portoni della fabbrica per permettere di portare via gli impianti produttivi. Su questo punto dalla proprietà non ci sono conferme, ma neppure smentite.

Tanti sono, quindi, gli elementi che creano preoccupazione e stanno facendo salire la tensione all’Ideal Standard bellunese. «Per prima cosa i lavoratori sono stanchi di queste attese, di questi continui tira e molla da parte dell’azienda che fino a qualche giorno fa non aveva preso alcuna posizione sulla vicenda di Orcenico e quindi anche sugli impianti che dovrebbero arrivare da noi», dice Gianni Segat della rsu Filctem Cgil. «Qui, se ancora non è chiaro, la tenuta dell’ordine pubblico è a rischio, perché siamo stufi di aspettare: c’è il rischio, infatti, che fra poco chiudiamo anche noi. Se ad Orcenico stanno soffrendo, non ci stiamo divertendo nemmeno qui, visto che, nel piano industriale della società presentato al ministero, si parla di 89 esuberi a Trichiana. Quindi non c’è da stare tranquilli», ammette Segat.

Sul piatto poi, come ha sottolineato lo stesso sindaco Da Canal, l’ambiguità ministeriale: per cui se da un lato firma un accordo con la società e tutte le parti sociali, in cui si parla anche del trasferimento dei macchinari dal Friuli al Bellunese, dall’altro invece con la cooperativa che dovrebbe subentrare a Orcenico, precisa che non sono ammessi veti sugli impianti. «Insomma manca la chiarezza e questo non fa bene di certo all’umore dei lavoratori», concludono le rsu.

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