I soci sono 380 sparsi in sette province, oltre 300 i dipendenti

CESIOMAGGIORE. 380 soci sparsi per 7 province, non solo venete. 11 punti vendita più 2 consortili. 245 dipendenti spartiti nelle 4 unità produttive di Busche, Chioggia (Venezia), San Pietro in Gù...

CESIOMAGGIORE. 380 soci sparsi per 7 province, non solo venete. 11 punti vendita più 2 consortili. 245 dipendenti spartiti nelle 4 unità produttive di Busche, Chioggia (Venezia), San Pietro in Gù (Padova) e Sandrigo (Vicenza), 41 agenti di vendita, 51 automezzi refrigerati per la raccolta del latte e la distribuzione dei trasformati. 3200 ettolitri di latte lavorati ogni giorno, per un totale di 1 milione 130 mila quintali di latte trasformati ogni anno, di cui l'80 per cento è impiegato nella produzione dei quattro formaggi Dop Piave, Grana Padano, Montasio e Asiago. E un fatturato che quest'anno sfiorerà, fino probabilmente a superare, i 100 milioni di euro (nel 2013 sono stati 90,2). Il direttore da 40 anni della cooperativa Lattebusche Antonio Bortoli sfoggia senza vanto i numeri vincenti di un'azienda lattiero-casearia nata tra mille difficoltà e diventata, grazie alla tenacia, a un pizzico di azzardo e a intuizioni lungimiranti, una realtà di riferimento per i produttori (oltre l'85 per cento degli allevatori bellunesi conferisce a Lattebusche) e per i consumatori (sono oltre 4 mila i clienti che ogni giorno acquistano prodotti della cooperativa: in un anno solo il bar Bianco di Busche vede transitare oltre 3 milioni di persone). La crescita è stata notevole, considerando il periodo in cui è stata fondata la “Latteria sociale cooperativa della vallata feltrina”. Correva l'anno 1954 e tra l'arrivo della televisione e la pubblicazione del “Signore degli anelli”, a Busche nasceva l'azienda simbolo del settore lattiero-caseario non solo bellunese, ma veneto per non dire italiano. (f.v.)

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