I magnifici quattro della cucina bellunese

Tre “cappelli” per il Laite, due per Dolada e San Lorenzo, uno per il, Tivoli: i sapori delle Dolomiti sono sempre apprezzati
Di Martina Reolon

BELLUNO. Continua la scalata dei ristoranti bellunesi nella classifica dei migliori del Veneto. Sono ancora quattro i locali della provincia a piazzarsi tra le prime venti posizioni: Laite di Sappada, Locanda San Lorenzo di Puos d'Alpago, Dolada di Pieve d'Alpago e Tivoli di Cortina. I punteggi sono stati resi noti dalla guida de L’Espresso “I Ristoranti d’Italia”, da oggi in libreria e in edicola.

Le conferme per il territorio bellunese sono tante. A spiccare su tutti è il Laite, che con i 18 punti su un massimo di 20 si è aggiudicato anche quest’anno il prestigioso riconoscimento “tre cappelli” (in tutta Italia sono 27 i ristoranti che possono fregiarsi di questo titolo). Tra l’altro, Roberto Brovedani, “maître e sommelier d’altri tempi del Laite”, come lo definisce la guida, ha ottenuto il “Premio Bolla” quale sommelier dell’anno: “Raffinato e cordiale oltre che prodigo di consigli per orientarsi nell’impressionante carta dei vini da lui stesso allestita. Altro baluardo dei valori, solidi come roccia, di questa zona dalla pace mesmerica”. “La moglie Fabrizia Meroi, ormai molto più che una promessa dei fornelli, talento consolidato e particolarissimo”, scrivono ancora gli autori della guida, esperti e appassionati di enogastronomia.

A mantenere lo stesso punteggio dello scorso anno sono anche Dolada, Tivoli e Locanda San Lorenzo, che insieme al Laite si collocano pure all’interno della sezione “I migliori 2015” a livello nazionale. Il Dolada resta a quota 16,5 e tiene stretti i suoi “due cappelli”, merito di una cucina che, in cinque anni di generazione della famiglia De Prà, “continua a mostrare segni di creatività, con rivisitazioni di piatti della tradizione, ed estrema precisione nelle cotture, consistenze e accostamenti”.

Stesso punteggio e stesso riconoscimento per il ristorante di Puos, in cui la bravura di «Renzo Dal Farra guida la tavola della locanda di famiglia con infaticabile curiosità e mano ferma, insinuando momenti di raffinata contemporaneità in percorsi tradizionali».

Come nella precedente edizione della guida, raggiunge quota 15,5 e conserva “un cappello” il Tivoli, che può fregiarsi anche del simbolo del “bicchiere”, che indica la particolare cura nella scelta dei vini (così come il Laite e la Locanda San Lorenzo): “Graziano Prest ha dimostrato di essere cuoco di qualità e imprenditore vincente”, dice la guida. “La sua cucina è in sintonia anche con le esigenze della valle, avendo affiancato ai piatti di orientamento internazionale alcune proposte con forti radici territoriali. La mano è sempre felice”.

Buon punteggio anche per il ristorante Alle Codole di Canale d'Agordo, sempre a 14 punti dopo la scalata di mezzo punto di due anni fa. Lo stesso per Al Capriolo di Vodo. Rimangono ben presenti nella guida, fregiandosi anche del simbolo del salvadanaio che indica l’ottimo rapporto qualità-prezzo, Al Borgo, Terracotta, Albergo delle Alpi, La Nicchia, Taverna e Villa Carpenada, tutte attività del capoluogo. Per Cortina resta stabile la presenza della Baita Pié Tofana, del Lago Ghedina, di Leone e Anna e del ristorante Ospitale. Per Feltre nella guida c’è il Panevin, per Sedico Villa Clizia.

Sono diverse le new entry: a Colle Santa Lucia il ristorante Da Aurelio, che «sorprende scoprirlo in alta quota in uno scenario dolomitico di incredibile bellezza»; nella perla delle Dolomiti “Al Camin” e la Prosciuttera LP 26.

Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi