I giudici del Riesame: il primario Di Loreto rimane in servizio

BELLUNO. I giudici del tribunale del Riesame di Venezia hanno respinto il ricorso della procura di Belluno contro la decisione del gip Giorgio Cozzarini di lasciare in servizio Pierluigi Di Loreto, 53 anni, il primario del reparto di nefrologia dell’ospedale di Belluno, accusato di stalking (atti persecutori) nei confronti di una collega.
Secondo indiscrezioni, i giudici avrebbero deciso di lasciare Di Loreto in servizio, sostenendo che le motivazioni sostenute a propria difesa sarebbero plausibili tanto quanto la versione sostenuta dalla parte offesa. Dunque, il primario indagato rimane in servizio.
L’inchiesta della procura della Repubblica di Belluno è partita negli ultimi mesi del 2011. Il pubblico ministero che si occupa del caso incaricò gli uomini della polizia giudiziaria di sentire a verbale le testimonianze di medici ed infermieri del reparto di nefrologia dell’ospedale San Martino, approfondendo gli episodi in cui sarebbero emersi i cattivi rapporti tra il primario ed una sua collega.
Ad un certo punto, la procura, ritenendo di aver raccolto elementi probatori sufficienti, aveva chiesto al giudice delle indagini preliminari Giorgio Cozzarini di sospendere il professionista pescarese dal servizio. Che il 13 marzo scorso, s’è sottoposto ad un interrogatorio di garanzia per esporre la sua versione dei fatti. Una versione che, evidentemente, ha convinto il gip Cozzarini. Il giudice, infatti, ha respinto la richiesta della procura di sospendere dal servizio il primario. Ora, anche i giudici del Riesame hanno detto no alla sospensione dal servizio di Di Loreto.
L’inchiesta, nel frattempo, continua. Proprio poche settimane fa gli uomini della polizia giudiziaria hanno effettuato un blitz nello studio professionale del primario sequestrando le agende, a caccia di elementi che possano suffragare l’accusa di stalking.
Si tratta di un reato (612bis del codice penale) che punisce chi assume una serie di atteggiamenti persecutori nei confronti della parte offesa, ingenerando stati d’ansia o paura.
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