I 100 anni di Lavanda: «Salviamo i piccoli negozi»

BORGO VALBELLUNA. «Auspico un futuro migliore, in cui anche le piccole attività commerciali possano tornare a prosperare. A tutte loro è dedicata questa giornata».

Le parole di Sandro Lavanda hanno inaugurato ieri mattina la festa per i cent’anni di attività del Crai Lavanda di Trichiana, di cui è titolare. Per l’occasione, all’esterno del negozio di alimentari, assieme ai dodici dipendenti erano radunate varie autorità: dal ministro Federico D’Incà al sindaco Stefano Cesa, passando per il sindaco di Limana Milena De Zanet senza tralasciare Paolo Doglioni presidente della Confcommercio e altri.

La storia ha origine nel 1919, quando il capostipite Leonardo arrivò dalla frazione trichianese di Pialdier, iniziando a vendere beni coloniali, per poi tramandare il mestiere al figlio, che a sua volta trasmise l’arte del commercio ai suoi discendenti.

Nel 1975 avvenne la vera svolta, grazie alla fusione con Crai, che segnò l’ampliamento delle vendite consentendo ai Lavanda di aprire altri due negozi nei decenni successivi; uno a Sant’Antonio Tortal, l’altro a Limana.

Per procedere a pari passo con i tempi, l’azienda a gestione famigliare prova a farsi strada anche nell’e – commerce, cioè con la vendita di prodotti online. Se il passato è stato glorioso, il futuro appare però pieno di incognite.

«Nel bellunese e sul suolo nazionale c’è poca attenzione nei confronti delle piccole medie imprese – ha ricordato Lavanda – che sono il vero made in Italy. La provincia si sta spopolando, i negozi chiudono di anno in anno e i servizi ci vengono tolti. Rischiamo che non rimanga nulla. Chiediamo al governo di garantire la sopravvivenza delle piccole attività commerciali che vengono cancellate dalle grandi catene».

La risposta di D’Incà è arrivata poco dopo. «In tutta Italia le aziende stanno vivendo un momento complicato ma è obiettivo del governo tagliare il cuneo fiscale che grava sulle imprese favorendo dunque le vendite e con esse i consumatori. Vogliamo inoltre diminuire l’apertura domenicale dei centri commerciali che fanno concorrenza sleale alle piccole botteghe di paese». D’Incà si è poi lasciato andare ai ricordi d’infanzia legati all’attività dei Lavanda, con cui ha un legame di parentela, elogiandone il costante impegno di ordine socio-commerciale sul territorio, in quella che secondo lui è «una storia centenaria da vivere con orgoglio».

Prima di consegnare nelle mani di Sandro Lavanda una targa a testimonianza della gratitudine per aver contribuito allo sviluppo commerciale del territorio, il sindaco Cesa ha voluto rimarcarne «lo spirito di intraprendenza».

Concetti ripresi anche da Doglioni, che ha donato a Lavanda un’altra targa per il lavoro svolto e la partecipazione alla vita associativa del paese. Un riconoscimento è poi stato consegnato dal titolare al dipendente Fabio Francescon per i trent’anni di lavoro. Lo stappo finale della bottiglia è stato preceduto dall’intervento di De Zanet, che si è unita all’iniziale appello di Lavanda. «Incentiviamo ed incrementiamo le piccole attività sui territori. Non lasciamole sparire», ha concluso il sindaco. —

Dante Damin

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