Hotel Auronzo: «Colpo alla malavita»

I carabinieri di Belluno spiegano la loro tranche di inchiesta sul caso Di Pietro. Ma è “gelo” con la procura
Ettore Boccassini. Conferenza stampa dei carabinieri sull'operazione svolta al hotel Auronzo e gli aresti che ne sono derivati.
Ettore Boccassini. Conferenza stampa dei carabinieri sull'operazione svolta al hotel Auronzo e gli aresti che ne sono derivati.

AURONZO. Otto arresti su ordine di custodia del gip di Perugia, ma anche una serie di indagati sui quali si stanno ancora effettuando accertamenti. Intrecci con la politica tutti da scoperchiare: non è indagato il senatore Sergio De Gregorio, ospite affezionato dell’hotel Auronzo, che partecipò anche all’inaugurazione del 31 gennaio 2010.

Non è finita l’indagine attorno all’hotel Auronzo, del quale sono state sequestrate le quote di proprietà: altri indagati sono nell’aria, benchè non venga precisato il numero da parte dei carabinieri di Belluno.

Ieri la conferenza stampa dell’Arma che avoca alla Compagnia di Belluno una prima tranche di inchiesta: quella relativa al patrimonio, condotta da nucleo investigativo e nucleo informativo del reparto. Tranche poi confluita nel fascicolo perugino già aperto.

Il comandante provinciale Ettore Boccassini e il colonnello Brighi, comandante del reparto operativo, hanno spiegato il filone di inchiesta seguito dal Reparto carabinieri Belluno, culminato con il «Fascicolo portato da me personalmente con i ragazzi del reparto, alla procura di Perugia, dopo che il procuratore Labozzetta decise di trasmettere nel capoluogo umbro anche la parte di indagini seguita con il pubblico ministero Simone Marcon».

Procura che, però, prende le distanze dalla conferenza stampa dei carabinieri: «Non è stata autorizzata dalla procura». Sembra calato il “gelo” tra organi inquirenti e istituzionali in merito alla vicenda, alla luce di queste parole: «Il contributo dei carabinieri è stato marginale rispetto alla complessità dell’indagine e all’attività svolta dalla Mobile di Perugia» spiegano ancora dalla procura di Belluno. «Motivo per cui non è stata affidato loro alcun tipo di misura di prevenzione o sequestro».

Tant’è, i carabinieri ieri hanno spiegato la loro parte di indagine, che ha riguardato soprattutto la questione patrimoniale e l’accertamento dei sospetti, grazie anche alla “perizia” che hanno chiesto direttamente alla Banca d’Italia per i movimenti sospetti e i continui finanziamenti che venivano chiesti da Di Pietro.

A Perugia già da tempo Ciro Di Pietro era “seguito” dalla locale squadra mobile, visto che il 55enne napoletano era stato accusato di analoghi reati qualche anno prima. In loco, prima di arrivare in provincia. Anche la squadra mobile bellunese, guidata dal vice questore Mauro Carisdeo, stava facendo accertamenti e indagini dopo le segnalazioni. Obiettivo dei carabinieri, come spiega il colonnello Brighi, «era l’aggressione del patrimonio da parte della criminalità: come avvenuto per Calatafimi e per altri reati. Qui abbiamo un soggetto pregiudicato arrivato nel 2009, estraneo alla provincia e al giro di affari locale, che acquisisce un albergo per 2,5 milioni di euro e ne presenta un ampliamento per 12 milioni». Doveva fare apart-hotel, Ciro Di Pietro, finito in carcere col figlio Amedeo di 32 anni, Nunzio Caprio di 49 anni e Sauro Tempobuono. Arresti domiciliari, invece, per Carlo Mugnoz di 61 anni, Leonardo Orsini Federici di 49 anni, Anna Di Pietro di 28 anni e Giuseppe Parnoffi di 44 anni, campani e umbri. Appartamenti e albergo, come va di moda, in Francia.

Ma il Comune di Auronzo nicchia sull’investimento immobiliare, tanto è vero che, quando all’assessore Dorigo viene incendiata l’auto, si pensa a un avvertimento: «Ma così non è», spiegano i due colonnelli Boccassini e Brighi. «Quell’episodio non c’entra, c’è un altro indagato».

«Ciro Di Pietro ha ottenuto il mutuo di 2,9 milioni, oltre la fidejussione dei due figli»: somme importanti e continui ricorsi al credito presso le banche, con un anomalo sistema di “anticipo fatture” e “l’ipotetica connivenza del personale bancario”, scrivono i carabinieri. Fatture che per i carabinieri sono false: il mutuo ha un piano di ammortamento di 15 anni per 60 rate trimestrali di cui saranno pagati solo 63 mila euro», continuano.

Poi il balletto per ritardare i pagamenti, le fatture intestate a società di Perugia e la Banca d’Italia che segnala le operazioni sospette. La società fittizia di comodo è intestata a due prestanome, secondo i carabinieri, altri quattro nel tempo vedranno intestata la proprietà dell’hotel Auronzo. I carabinieri si accorgono di qualcosa che non va, perchè il reddito dichiarato dai quattro non permette un simile investimento. Avallano l’ipotesi investigativa i sospetti trasferimenti di denaro tra diversi conti correnti di società e persone che fanno capo alla famiglia di Di Pietro. Un Di Pietro che, quando «fu sentito da noi, si avvalse della facoltà di non rispondere».

Malavita che tentava di organizzarsi in provincia. Ma non è finita qui.

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