Hal abbassa le pretese, Safilo è salva
Gli olandesi di Hal hanno rinunciato alla soglia del 60%. Chiusa l’offerta sul bond. La famiglia Tabacchi vedrà la propria quota diluirsi fino al 10%. Accettate adesioni al 50,99%. Ricapitalizzazione da 283 milioni in rampa di lancio. Ora serve l’ok Consob

PADOVA
. Safilo è salva. Gli olandesi di Hal holding, alla fine, ci hanno ripensato, “accontentandosi” di raggiungere il 50,99% dell’obbligazione Safilo quotata alla Borsa di Lussemburgo. Il piano di ricapitalizzazione da 283 milioni del gruppo veneto può, così, andare in porto.
La soglia iniziale, e per la quale il fondo di investimento aveva rimandato per due volte la chiusura dell’offerta, era al 60% del totale del capitale nominale del titolo di debito. Ma alla fine ha prevalso la voglia di salvare un gruppo industriale importante, il secondo player mondiale del settore occhialeria, e - cosa ben più importante - di non mandare in fumo circa 8mila posti di lavoro. Architetto dell’intera operazione è stato l’a.d. di Safilo Roberto Vedovotto. È lui che in questi mesi, dopo la ritirata dei fondi, prima Pai e poi Bain, ha tessuto la tela degli accordi con gli investitori olandesi.
Se Hal avesse deciso, per una manciata di milioni di euro di mancato guadagno, di ritirare l’unica proposta sul tavolo per evitare a Safilo l’amministrazione controllata, sarebbero stati dolori per tutti. Invece il 4 dicembre sarà perfezionato l’acquisto dei titoli obbligazionari (per un pagamento di 605,08 euro per titolo compresi gli interessi maturati fino ad ora) e si darà seguito al programma di ricapitalizzazione che porterà Hal a guadagnare il ruolo di azionista di riferimento nella società veneta, con una quota di capitale tra il 37,23% e il 49,99%. La famiglia Tabacchi, con la finanziaria Olnly 3T, vedrà, invece, la propria partecipazione diluirsi fino al 10%.
Il detto la Borsa sconta tutto è stata avvalorato per l’ennesima volta. Sono giorni che i titoli della compagnia veneta sono in forte volatilità, sia i corsi azionari che quelli obbligazionari sono stati spinti al rialzo da scommettitori grandi e piccoli. Ieri, a fine mattinata, in una giornata contraddistinta dalle vendite, il titolo di Safilo sfiorava a Milano una performance superiore al 4%. Andamento che è stato tenuto fino alla chiusura della seduta, archiviata con un balzo del 4,30% a 0,606 euro. Nell’ultimo mese, sulla scia di questa volatilità, Safilo è cresciuta del +16,32% e sui sei mesi del 40,93%. Ma i riflettori erano tutti per il bond Safilo, che ha oscillato tra il 71,5 e 72,5 centesimi. Con questi prezzi era chiaro a tutti, ancor prima della scadenza dell’offerta fissata alle 17 di ieri, che Hal non ce l’avrebbe mai fatta a raggiungere il quorum del 60%. Ma gli investitori hanno creduto che gli olandesi sarebbero andati avanti comunque. Perché, come faceva notare un analista, «se metti sul piatto oltre 280 milioni poi non sei disposto a lasciarti sfuggire l’affare per circa una decina di milioni di guadagno in meno».
Ad Hal era, infatti, sufficiente avere a disposizione il 50% più uno per portare all’assemblea degli obbligazionisti la modifica della clausola di cambio del controllo, che obbliga, in caso di avvicendamento nella proprietà della società, il richiamo dell’obbligazione al 100% del valore nominale, e non al 60%.
I prossimi passaggi saranno quelli di convocare l’assemblea degli obbligazionisti che devono dare l’ok sulla rinuncia al rimborso del debito, quella straordinaria degli azionisti per il piano di ricapitalizzazione che è già fissata, in prima convocazione, per il 14 dicembre. E poi servono i nulla osta di Antitrust e Consob, che deve consentire l’esenzione dell’Opa obbligatoria. Entro marzo, salvo sorprese, su Safilo sventolerà bandiera olandese.
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