Gli esperti di Arpav: «Ma le nevicate estreme non scompariranno»

L’analisi

È atteso dai glaciologi internazionali che si riuniranno a fine mese a Milano il contributo che arriverà dall’Arpav di Arabba, attraverso Mauro Valt, sulle precipitazioni nevosi sulle Dolomiti e le Alpi. E in particolare su quanto tempo resisterà la coltre bianca a terra.

In molti se lo chiedono in relazione al metro di neve che c’è ancora a Cortin d’Ampezzo e ai due metri che resitono più in quota. «È vero, ci sono inverni, come quello in corso, che hanno visto precipitazioni intense, ma generalmente le nevicate sono in riduzione mediamente di un terzo», spiega Valt. «Nevicate particolarmente estreme si verificano dalle nostre parti in condizioni meteorologiche molto particolari, quando affluisce aria molto umida dal Mediterraneo, come ha puntualizzato anche lo studio dei colleghi di Eurac, con i quali collaboriamo intensamente. Per effetto dei cambiamenti climatici», prosegue Valt, «aumenta non solo la temperatura dell’aria ma anche quella del mare, perciò l’atmosfera assorbe più umidità; in questo modo può piovere o nevicare in modo più intenso».

Nel novembre 2019 questo è stato aggravato da un blocco atmosferico che ha provocato precipitazioni persistenti.

A causa dei cambiamenti climatici gli studiosi di Arabba, come quelli di Eurac, si aspettano che anche i blocchi climatici aumentino. Se è vero che per il futuro dobbiamo aspettarci in media meno neve, è vero anche – è il loro ragionamento – che le nevicate estreme non scompariranno, anche se non ci possiamo sbilanciare e dire quanto saranno probabili e intense.

Resta quindi da vedere anche la valutazione dei rischi associati alle nevicate estreme, per esempio le cadute di alberi, i blackout, le frane e le valanghe.

«È evidente comunque», conclude l’analisi di Valt, «che una minore quantità di neve non significa necessariamente un minore rischio di valanghe, poiché i processi di innesco delle valanghe sono complessi e l’aumento delle temperature potrebbe anche accelerare la destabilizzazione della neve».

Valt ha diffuso con il collega Renato Zasso uno studio sulle precipitazione dell’inverno passato, ben otto pagine di relazione per la rivista scientifica del settore, da cui emerge che i cambiamenti climatici stanno concentrando le precipitazioni soprattutto nel cuore dell’inverno. Se questa è la statistica, l’inverno potrebbe essere finito anche per le Dolomiti, almeno in termini di nevicate. —



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi