Gamba: ordinanza per limitare i negozi dei cinesi

Dopo la conquista del palazzo di vetro in via Tiziano Vecellio l’assessore si muove per tutelare il commercio locale
Belluno, 16 febbraio 2010. la nuova sede dell'Ulss - L'edificio in via Vecellio dove potrebbe trasferirsi l'Usl 1
Belluno, 16 febbraio 2010. la nuova sede dell'Ulss - L'edificio in via Vecellio dove potrebbe trasferirsi l'Usl 1

BELLUNO. Il Sol levante sta conquistando Belluno. Non passa mese, ormai, senza che non si registri una nuova apertura di negozi gestiti da cinesi.

Attività che vendono un po' di tutto, dall'abbigliamento all'oggettistica per la casa, dai giochi per bambini alla bigiotteria, e spesso in poche centinaia di metri se ne contano diverse (in via Vittorio Veneto, ad esempio, ce ne sono ben tre in meno di 900 metri). L'ultimo di questi market, in ordine di tempo, che vedrà la luce entro poche settimane si trova nel palazzo a vetri in via Tiziano Vecellio, di fronte alla caserma Piave, quello dove qualche mese fa si era ventilato di trasferire la sede dell'Usl. In questi giorni sono iniziati i lavori per l'allestimento del negozio.

L'assessore Paolo Gamba, però, non ci sta, e lancia una crociata per fermare il proliferare di attività che, con il contesto montano e dunque bellunese, nulla hanno a che vedere. «Studierò un'ordinanza, che poi condividerò con il sindaco, per fermare la nascita di questi negozi», spiega. L'obiettivo, puntualizza, non è di fare un'operazione simile a quella compiuta a Cittadella, dove il sindaco Massimo Bitonci qualche tempo fa decise di chiudere le porte del centro alle rivendite di kebab, ma di «tutelare i commercianti bellunesi e la nostra identità. Belluno vuole essere una città turistica? Bene, i negozi dei cinesi non attirano turisti, non portano beneficio al nostro territorio in quest'ottica».

Secondo Gamba, insomma, «per tutelare il turismo bisogna prima di tutto salvaguardare il locale, il tradizionale, il tipico». Se Belluno vuole continuare ad essere considerata la porta delle Dolomiti, non può cedere il passo di fronte ad attività «che con il nostro territorio non c'entrano nulla», prosegue l'assessore. «Non dico che i cinesi non possano aprire un'attività anche da noi, ma non si può nemmeno lasciare che questi negozi proliferino come adesso». Va anche considerato che a poche centinaia di metri di distanza, nello spazio commerciale un tempo occupato dal Penny market, c'è un altro ampio negozio gestito da personale cinese.

Mettendo tutti gli elementi in fila si spiega la volontà di Gamba di elaborare un'ordinanza che limiti le nuove aperture di queste attività. L'assessore invoca anche maggiori controlli e verifiche da parte delle forze dell'ordine, affinchè non ci siano spiacevoli sorprese.

Per valorizzare la città e renderla appetibile sotto il profilo turistico, però, anche i bellunesi sono chiamati a fare uno sforzo: «Ci lamentiamo sempre di non essere una città appetibile, diciamo che da noi non investono i grandi marchi, ma se continuiamo solo a lamentarci come possiamo mostrare qualche attrattiva?», continua. Serve il famoso cambio di rotta che Gamba invoca da tempo, invece «appena arriva un imprenditore con una valigia piena di soldi siamo i primi a venderci. Per carità, i tempi che corrono sono difficili, ma non è così che si salvaguarda la nostra identità di città di montagna».

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