Futuro della Provincia, arriva Delrio

Venerdì il ministro in visita a Belluno, intanto l’onorevole De Menech chiede una nuova gestione del Fondo Brancher
Di Marco Ceci
Il ministro per le politiche regionali Graziano Del Rio a Bologna, 2 agosto 2013. ANSA/ MARIO CARLINI
Il ministro per le politiche regionali Graziano Del Rio a Bologna, 2 agosto 2013. ANSA/ MARIO CARLINI

BELLUNO. Il ministro Graziano Delrio, «venerdì 13 dicembre sarà a Belluno». Ad annunciarlo, in presenza dei sindaci di Belluno, Jacopo Massaro, e Feltre, Paolo Perenzin, è stato l’onorevole Roger De Menech (Pd), che ieri ha illustrato agli organi di stampa, a Palazzo Rosso, i contenuti degli emendamenti da lui presentati alla legge di stabilità.

Una visita istituzionale (alle 16 incontrerà gli amministratori locali) e pubblica (alle 18 alla Sala De Luca), quella del titolare degli Affari regionali e delle autonomie locali del governo Letta, che per il territorio bellunese ha inevitabilmente un significato particolare. Perchè le indicazioni del disegno di legge Delrio, quelle riguardanti il futuro delle Province (compreso il nuovo prolungamento dei commissariamenti a giugno 2014) e inserite nella legge di stabilità prossima al voto, «devono essere integrate dal riconoscimento della specificità per le Province interamente montane».

Autonomia, diritti e specificità del territorio montano: il solito ritornello? Stavolta no, perchè De Menech, in totale accordo con Massaro e Perenzin, tira le orecchie ai bellunesi. Politici per primi: «È chiaro a tutti che la soluzione ideale sarebbe quella di vedersi riconoscere lo stesso trattamento delle Province di Trento e Bolzano, ma fino ad ora questa richiesta non è stata accolta. Io dico che bisogna cambiare strategia: pensiamo a portare a casa qualcosa alla volta, cercando di spingere sempre e di più sulla specificità di questo territorio».

Tradotto: si riconosca, per la prima volta in una legge nazionale, alle Province interamente montane confinanti con Paesi stranieri e con regioni o province autonome forme particolari di specificità e le Regioni riconoscano forme particolari di autonomia alle stesse.

Già bloccato dalle commissioni, invece, il riconoscimento alle province montane di un sistema alternativo per l’elezione diretta del presidente e del consiglio provinciale.

Ma con i suoi emendamenti De Menech ha sollecitato cambiamenti anche nella gestione del Fondo Brancher, chiedendo che «nell’organismo che ha la gestione del fondo ci sia la presenza di un rappresentante dei Comuni di confine per ogni provincia e che le annualità 2010, 2011 e 2012, graduatorie già approvate, abbiano una gestione facilitata al fine di consentire lo sblocco immediato dei fondi».

Non solo. «Si crei uno spazio finanziario all’interno del patto di stabilità per quei Comuni come Cortina, Auronzo e Pieve di Cadore che sono stati colpiti in maniera negativa dal fondo di solidarietà, per l’Imu in particolare. Per Lamon e i Comuni della Val di Zoldo, in quanto zone completamente montane confinanti con Paesi esteri, sia invece concessa un’articolazione diversa dell’organizzazione scolastica per permettere agli istituti di mantenere i presidi. E ho chiesto anche di ridare alle province montane una forma di agevolazione sulla bolletta elettrica».

Categorico, in sintonia con De Menech, il sindaco di Belluno. «Non dobbiamo fare l’errore di aspettarci tutto e subito. Prima di sognare una Provincia autonoma pensiamo a cose più concrete, come il Fondo Brancher: investimenti vitali per il territorio».

Chiude Perenzin: «Letta, sul Vajont, ha riconosciuto la necessità di particolari forme di autonomia per i bellunesi, non l’autonomia. E prima di ottenerla dobbiamo dimostrare di saperla gestire. Fino ad ora non lo abbiamo fatto: per decenni abbiamo ricevuto finanziamenti come pochi altri, ma la verità è che non abbiamo saputo programmare».

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