Fondazione sciolta, addio all’università

Perenzin pensa positivo: «Venezia e Padova hanno carenza di spazi, per il futuro c’è speranza. Trento: «Città senza ruolo»

FELTRE. È finito il sogno della Fondazione Università, ma non quello di portare avanti corsi e master. Ieri si è chiusa un'epoca per Feltre, iniziata come città universitaria, proseguita come polo per l'alta cultura e adesso arrivata al capolinea. Con dieci voti favorevoli e cinque no il consiglio comunale ha decretato l'uscita di Feltre dalla Fondazione Università e la sua chiusura. L'ultimo atto è stato poi nel pomeriggio con il voto in commissione alla quale il sindaco Paolo Perenzin si è presentato con l'amaro compito di chiudere, si spera solo temporaneamente, la storia universitaria e di alta formazione della città. L'opposizione di centrodestra ha incassato un contentino: sarà istituita una commissione consiliare con il compito (in tempi brevi) di approfondire il perché si sia arrivati a un punto di non ritorno con una situazione finanziaria dissestata - i debiti accumulati secondo la relazione del sindaco ammontano a 1.2 milioni di euro - e senza alcuna ricetta alternativa.

Con un socio dietro l'altro che ha fatto venir meno il suo contributo, il Comune (che era rimasto l'unico insieme al Consorzio Bim Piave a investire) si è ritrovato col cerino in mano, dovendo decidere se soffiarci sopra. Si è provato a ridurre le spese di gestione, da 200 mila euro a 110 mila, ma bisognava comunque accantonarne 100 mila per il cofinanziamento dei corsi. E a queste condizioni era impossibile ravvivare la fiamma della Fondazione. Paolo Perenzin però non si dà per vinto. Conta sul valore aggiunto del campus di Borgo Ruga - «atenei come Padova e Venezia hanno carenza di spazi e una struttura così fa gola» - e vuole sfruttare i rapporti con le università costruiti negli anni con l'obiettivo di mettere a disposizione lo spazio per master, corsi e progettualità di ricerca. Il sindaco pensa a lavorare per convenzioni, intercettando progettualità europee, e intanto valuta come prendere in mano la situazione.

Gestione diretta, ricostruire sinergie con altri enti su basi diverse o azienda speciale sono le ipotesi. Il dibattito seguito alla ricostruzione fatta di Perenzin ha evidenziato secondo la maggioranza di centrosinistra l'ineluttabilità del voto a favore della fuoriuscita dalla Fondazione e il conseguente scioglimento della stessa, mentre il centrodestra avrebbe voluto tenere ancora duro visti i 2,6 milioni che il Comune ha buttato nel calderone della Fondazione dal 2002 a oggi e gli 11 milioni di soldi pubblici spesi per realizzare il campus universitario di Borgo Ruga, di cui otto grazie a Fondazione Cariverona e Regione.

Così Ennio Trento: «Faccio autocritica e dico che nel 2010 avrei dovuto fare di più per tentare di scongiurare la chiusura dello Iulm. Non vorrei che il sindaco avesse lo stesso rammarico», le sue parole. «Abbiamo scoperto che oltre al contenzioso con lo Iulm esiste un debito di 340 mila euro risalente a sette anni fa con l'università di Padova per un corso non pagato e del quale nulla si era saputo. Forse la università va ripensata nei metodi e nella gestione».

Ecco quindi l'ordine del giorno che chiedeva al sindaco di fare uno sforzo per sospendere lo scioglimento (niente da fare) e chiedere una commissione che faccia chiarezza per capire cosa non ha funzionato in questi anni. Il consigliere Alessandro Del Bianco (Pd) e Angelo Bellumat hanno spiegato perché: «In questo modo la Fondazione non può andare avanti. Non ha senso. Non possiamo smentire l'operato del presidente Luciano Vettoretto che ha fatto un quadro preciso della situazione. E poi gli altri soci hanno già deliberato o hanno comunque manifestato l'intenzione di tirarsi fuori dalla Fondazione che di fatto non esiste più. Sappiamo che è un voto impopolare, ma come amministratori dobbiamo farcene carico. Bene, invece, il tema della commissione. Può essere un punto di ripartenza per ripensare l'alta formazione in città e per non disperdere tutto il patrimonio accumulato».

Sull'operato di Vettoretto ha avuto qualcosa da ridire il consigliere Alberto Curto (Tutti con Ennio Trento): «Mi sarei aspettato anche un piano B, la ricerca di una strada per salvare la Fondazione. Prima la Fondazione Teatri, ora la Fondazione università insieme al giudice di pace. Abbiamo ceduto alcune scuole a Cesio. La città sta perdendo i pezzi». Una posizione ribadita, con toni più sfumati da Trento: «Feltre non è più un centro di servizi perché ormai li ha perduti tutti, non è più polo universitario, non ha più un ruolo. Ci resta solo l'ospedale». La chiosa prima del voto l'ha messa il capogruppo di maggioranza, Marcello Malacarne (Pd): «Capisco l'amarezza, ma sarebbe miope accanirsi per tenere in vita una Fondazione che di fatto non esiste più».©RIPRODUZIONE RISERVATA

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