Fedaia, auto in trappola tra due valanghe

Due turisti di Forlì bloccati dalla neve sulla strada chiusa: «Ma ci avevano consigliato di proseguire». E si riapre la polemica
Di Andrea Selva

PASSO FEDAIA. Speravano di trascorrere un paio di giorni di relax ai piedi della Marmolada, ma si sono ritrovati con l’auto intrappolata lungo il lago Fedaia, sotto un paravalanghe, con una slavina davanti e una dietro, e un pensiero sinistro che si faceva sempre più insistente quando hanno realizzato cos’era successo: «Che ne sarebbe stato di noi se fossimo transitati in quel punto qualche minuto prima? Probabilmente saremmo finiti nel lago».

Ecco la disavventura vissuta lo scorso fine settimana da una coppia di turisti di Modigliana (in provincia di Forlì-Cesena), risultato di una miscela di leggerezza, cattivi consigli, imprudenza e con la polemica di sempre che torna a farsi prepotente per una strada che d’inverno è più chiusa che aperta. Erano le 13 e 30 di sabato scorso quando Fabio Ravagli e la sua compagna sono saliti sul loro Suv Toyota diretti verso il rifugio Fedaia: «Ci è sembrato naturale raggiungere il passo passando per Canazei - raccontano - e poiché nevicava avevamo a bordo anche le catene». Ma i due non avevano fatto i conti con la chiusura del passo, di cui si sono resi conto solamente quando hanno trovato la stanga abbassata in prossimità della diga del Fedaia: «Era buio e abbiamo chiamato il rifugio Fedaia, dove eravamo attesi. E’ stato lui a suggerirci di passare ugualmente, come avevano fatto altre auto prima di noi e come pare capiti spesso, anche in caso di chiusura della strada».

Ma poco più avanti la sorpresa: al termine del secondo paravalanghe la strada era interrotta da una grande valanga. Sul posto è arrivato Giorgio Da Pian - del rifugio Fedaia - che ha suggerito loro di lasciare l’auto al sicuro sotto il paravalanghe, in attesa della riapertura della strada, e poi li ha accompagnati al rifugio con la propria auto. Ma la nevicata è continuata incessante per tutto il giorno successivo (domenica) e solo lunedì è tornato il sole. A quel punto i due turisti - dopo una breve sciata sulla Marmolada - sono rientrati a Canazei con un taxi (costo della corsa 130 euro) da Malga Ciapela passando attraverso il passo Pordoi e hanno scoperto che l’auto era bloccata (anche dietro!) da una seconda valanga. Alla fine è intervenuto il proprietario del rifugio Castiglioni Aurelio Soraruf che - sollecitando il servizio strade della Provincia di Trento e i vigili del fuoco volontari di Canazei - è riuscito a ottenere l’intervento di una fresa per liberare l’auto. Ravagli e la compagna non l’hanno presa bene: «Non ci siamo resi conto del rischio che stavamo correndo perché ci siamo fidati dei consigli del gestore del rifugio Fedaia. Solo in seguito abbiamo compreso il pericolo. Vista la situazione potevano dirci di rimanere dove eravamo. Ma non finisce qui, se non altro per i soldi del taxi che siamo stati obbligati a prendere perché dovevamo assolutamente rientrare al lavoro. Ma se la strada era chiusa perché ci hanno consigliato di proseguire? E poi: com’è possibile che una strada come quella resti chiusa? Perché non ci sono paravalanghe anche nei tratti scoperti dove sono scese le valanghe?».

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