Favero nuovo presidente dell’Ana

Il trevigiano che prende il posto di Perona ha fatto la naja a Pieve

BELLUNO. Sebastiano Favero, nato e residente a Possagno, è il nuovo presidente nazionale degli alpini. È stato eletto ieri con 458 voti, quasi un plebiscito, tenuto conto che il ‘rivale’, Cesare Lavizzari, di Milano ha ricevuto non più di 137 voti. Per Favero ha votato l’intero Triveneto, compreso il Bellunese.

«Dovrò impegnarmi al massimo per ricambiare tanta fiducia» chiosa, commosso, dopo un brindisi con l’immancabile prosecco. Favero è a capo di un’organizzazione di ben 296 mila penne nere (e bianche), 350 mila con gli “amici degli alpini”. Nato il 24 ottobre 1948, coniugato, con tre figli, ingegnere libero professionista, con studio associato insieme ai fratelli, Favero è nell’Ana dal 1974. È stato allievo del 74º corso AUC, ad Aosta, è passato poi, con i gradi di sottotenente, al 7º reggimento alpini, btg. Cadore, a Pieve di Cadore, dove, nella compagnia mortai, ha ricoperto per 4 mesi l'incarico di vice comandante di compagnia. In questo periodo ha progettato e seguito i lavori di trasformazione dei refettori e delle strutture di ricovero del parco automezzi.

Consigliere del gruppo Ana di Possagno dal 1978, poi della sezione di Bassano dal 1989 e capogruppo dal 2000. Tra i suoi progetti: un rifugio sul monte Palon (massiccio del Grappa) e, sempre sul Palon, la sistemazione di 1000 metri di trincee e di 300 metri di gallerie ed appostamenti della prima guerra mondiale.

È stato membro della commissione Rossosch, contribuendo come co-progettista e co-direttore dei lavori insieme allo zio Bortolo Busnardo e al fratello Davide Favero. È stato membro della commissione nazionale Ana Grandi Opere con impegno specifico nell'operazione Mozambico. Fragorosi applausi hanno accolto ieri la sua elezione. «Non sarà facile», ha subito commentato, «sostituire un presidentissimo come Corrado Perona».

Per Favero gli alpini sono un “corpo di pace, dedito esclusivamente alla solidarietà”. Nulla a che vedere, insomma, col romanticismo militarista. Ammette che gli è dispiaciuta la rinuncia da parte dello Stato della leva militare, ma solo perché costituiva, a suo parere, “un periodo di fondamentale educazione alla vita”.

Francesco Dal Mas

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