Famiglie e coppie di fatto approvato il regolamento

Sì dell’aula al pacchetto di garanzie per i nuclei basati sul vincolo affettivo Bocciata la distinzione proposta dalla Lega. Il centrodestra: «È tutto inutile»
Di Raffaele Scottini

FELTRE. Uomo e donna, uomo e uomo, donna e donna senza differenze. Con il sì della maggioranza di centrosinistra e del Movimento 5 Stelle e il no del centrodestra, Lega compresa, Feltre si apre alle coppie di fatto approvando il regolamento per il riconoscimento e le garanzie delle famiglie e delle coppie di fatto davanti a un'aula piena come poche volte, con un pubblico numeroso che partecipa e applaude. Ma non mancano le polemiche. In attesa che il Parlamento italiano riempia il vuoto normativo, il Comune rompe gli indugi sulle pari opportunità per tutti i cittadini che finora non si sentivano riconosciuti. Per Ezio Lise (Sinistra) si tratta di un grande risultato: «È una delibera importante nel merito, ma anche per il metodo, perché l'iter parte dalle proposte arrivate dalle persone. Tradurre i mutamenti della società con esigenze che trovano risposte secondo modelli di convivenza che si evolvono è anche uno stimolo del Comune allo Stato. Si vanno a riconoscere libertà e diritti che esistono diversamente dalla famiglia tradizionale».

In aula però scoppia la bufera. Contrario Alberto Curto (Tutti con Ennio Trento): «Sarò bacchettone, ma non riesco a considerare famiglie persone dello stesso sesso. Sono dibattuto quando si evidenziano situazioni di difficoltà manifestate da queste coppie, ma la scelta è dettata dalla mia idea di famiglia». C'è anche un emendamento del leghista Gilberto Signoretti, d'accordo con il regolamento ma fino a un certo punto, perché chiedeva di distinguere tra unioni basate su vincoli affettivi fra persone dello stesso sesso (coppia di fatto) e persone di sesso diverso (famiglia di fatto). Precisazione ritenuta discriminatoria da tutti (Zallot dell’Altra Feltre escluso) e bocciata. Se per Del Bianco (Pd) «prendiamo atto della realtà in cui viviamo» e per il grillino Sartor «diamo un segnale, perché riconosciamo un diritto a chi non lo possiede, capendo le diverse realtà di famiglia secondo un'esigenza molto sentita», dall'altra parte Ennio Trento (centrodestra) esprime la sua «netta contrarietà al regolamento, perché inutile e caratterizzato da un'insignificanza giuridica». Cita il «grande flop dell'iniziativa attuata in alcuni Comuni Italiani in cui si sono istituiti i registri per le unioni di fatto: a Bologna in dodici anni il registro non ha raccolto adesioni come a Bolzano, Trento, Torino, Firenze, Padova. A Gubbio è stato abolito per evidente inutilità, dopo che per dieci anni soltanto una coppia risultava essersi iscritta». Quindi aggiunge: «La delibera non rappresenterà alcun tipo di tutela nei confronti delle unioni civili. Si tratterà di un fatto di pura forma, mancherà la sostanza. È evidente che questo è un tema importante, che tocca molte sensibilità, ma deve essere trattato nelle sedi opportune», la considerazione di Trento. «La Costituzione dice che la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio, quindi è ferma nell'affermare l'impossibilità di una parificazione di trattamento tra il matrimonio e la convivenza di fatto, pur ritenendo non arbitrario che il legislatore adotti per la fattispecie dell'unione di fatto una disciplina diversa da quella del matrimonio. Non è possibile un'equiparazione proprio per la struttura storica della famiglia e per la natura delle altri unioni». Per Primo Meneguz (Pdl) «la delibera è inutile». Il consiglio è spaccato in due, ma il regolamento passa. E il pubblico applaude.

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