Erostrato, gli indagati sono padre e figlio

Due i sospettati di essere gli autori di incendi, imbrattamenti e lettere. Le indagini sono partite dagli accertamenti nella biblioteca del paese

CESIOMAGGIORE. Padre e figlio indagati. Non ancora imputati, tanto meno già colpevoli. È il primo punto fermo dell’indagine su Erostrato, mentre la chiave di volta sembra essere la biblioteca comunale di Cesiomaggiore e la passione per la storia, i misteri, l’esoterismo di due uomini finiti nel mirino degli inquirenti.



È da alcuni libri presi in prestito che sono partite le indagini. Il procuratore della Repubblica, Paolo Luca e il sostituto Simone Marcon, che è il titolare dell’inchiesta, sono convinti che dietro le gesta dell’incendiario e imbrattatore che si autodefinisce Erostrato ci siano un settantenne emigrante, che da giovane ha lavorato in un confine di Stato e vive a Cesiomaggiore da cinque o sei anni e il figlio sulla trentina, che è l’altro indagato per procurato allarme, danneggiamento aggravato, danneggiamento tramite incendio e tentata estorsione.

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E cioè le lettere con la polverina bianca e simboli tra il nazismo e il satanismo al sindaco di Cesiomaggiore, Carlo Zanella e alla scuola del paese; le scritte sui muri del cimitero, dei magazzini comunali e delle chiesette di Sant’Agapito e Calliol; i roghi rivendicati al deposito di Norcen (Pedavena) e alla legnaia di Morzanch (Cesio) e il sacchetto di caramelle con gli aghi nel cortile dell’asilo di Cergnai (Santa Giustina) per avere la statua in onore del pastore greco antico, che nel 356 avanti Cristo diede fuoco al tempio di Artemide, a Efeso per passare alla storia.



Non è indagata invece la donna di casa, che peraltro in paese sembrano conoscere in pochi. L’intuizione dei libri della biblioteca si accompagna alle varie perizie che sono state commissionate dalla procura, quelle calligrafiche e quelle informatiche.

L’ipotesi che i sospettati facessero parte dello stesso nucleo familiare era spuntata alla fine di un giro in paese lo scorso 7 febbraio, ma da allora si erano rincorse le smentite, per esigenze investigative.

All’inizio gli attenzionati erano una decina, poi nel corso delle indagini il mirino è stato puntato su queste due persone, che abitano in una palazzina chiara a poca distanza dalla chiesa di Cesiomaggiore e sono state perquisite.

Sequestrati i computer, il “Mein Kampf” di Hitler, il testo universitario “Manuale pratico di Chimica batteriologica”, si parlava anche del saggio “Hitler e il nazismo magico” di Giorgio Galli e quaderni con fogli a quadretti staccati e spilli. Il resto sarebbe in prestito dalla biblioteca di fronte al municipio.

La procura ha disposto una perizia calligrafica sulle lettere scritte in caratteri runici e con un pennarello rosso anche al nostro giornale (tre) e lo specialista si è preso due mesi di tempo, per consegnare il proprio lavoro. La penna non si è trovata.

Allo stesso tempo, sarà disponibile la copia forense dei dischi rigidi dei computer. Setacciati i motori di ricerca, per capire se certe ricerche sono state fatte ultimamente o qualche mese fa, quando tutto è cominciato.

Il padre ha chiesto di essere interrogato già in fase di indagini e l’interrogatorio ci sarà. I due indagati negano gli addebiti, sostenendo non solo di essere innocenti, ma che sarebbe stata una donna a segnalarli. Non ci sono telecamere in paese: sarebbero state di aiuto.


 

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