Don Renato è vescovo guiderà Belluno-Feltre

PADOVA. Cattedrale di Padova, 17.35 del 10 aprile. Don Renato Marangoni, di Crespano del Grappa, riceve dal patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, il pastorale, un bastone in legno che non potrebbe essere più semplice. Il duomo scoppia in un prolungato applauso.
Moraglia si scosta, cede la seggio episcopale a don Renato, e il battimani si fa ancora più caloroso. Il nuovo vescovo, una semplicissima mitra in testa, bianca, sobria, priva di ricami, non riesce a trattenere la commozione. E con la commozione le lacrime, che asciuga con il pollice e l'indice della mano libera dal pastorale. Vorrebbe alzarsi, lo si capisce dallo sguardo imbarazzato, guarda avanti, incrocia lo sguardo altrettanto commosso della sorella, del cognato, dei nipoti, e dall'altra parte, quello dei sindaci Massaro di Belluno, Perenzin di Feltre, Rampin di Crespano, che rispondono fortificando l'applauso.
Il patriarca gli si fa di nuovo incontro, lo abbraccia e don Renato si scioglie in un sorriso largo, come quello che scambia con ognuno dei 20 vescovi che vanno ad omaggiarlo.
La solenne concelebrazione, iniziata alle 16, si è conclusa dopo circa 3 ore. Erano le 17.21 quando don Renato si era adagiato sul nudo pavimento, davanti al vescovo consacrante, mons. Claudio Cipolla, che aveva al suo fianco mons. Giuseppe Andrich, amministratore della Diocesi di Belluno e Feltre. Dopo l'invocazione della lunga teoria di santi che proteggono le 15 diocesi del Nordest, Marangoni si è inginocchiato davanti all'altare ed ha ricevuto l'imposizione delle mani. Pochi minuti prima, era stato il più giovane sacerdote di Belluno, don Roberto De Nardin, barba particolarmente curata e chioma fluente, a chiedere l'ordinazione di Marangoni a nome della diocesi. Era stato poi mons. Luigi Del Favero, già vicario generale, a leggere la bolla pontificia di nomina.
Di assoluta freschezza l'omelia del vescovo Cipolla. «Renato», così lo chiama, con semplicità, il vescovo di Padova, per ricordare che siamo pellegrini, «come stranieri e profughi, in cerca del suo Regno: siamo ben rappresentati - attualizza Cipolla - dai tanti profughi che in questi mesi stanno cercando pace e sicurezza». E riflettendo sul Vangelo della domenica, Cipolla gli dice: «Tu, come Gesù, cercherai la "tua" riva, presso il "tuo" mare, là dove vivono e lavorano i tuoi nuovi fratelli e sorelle; quella riva è luogo di incontro e di attesa, quella riva c'è sempre per tutti, e lì silenzioso aspetterai, in nome di Gesù, che il loro cuore ti intraveda, batta un po' più forte, che gli sguardi ti fissino da lontano, sarai tu stesso a chiedere aiuto per aprire un contatto, lascerai che ti raggiungano. Per te la riva sarà un rifugio di montagna, o più facilmente un bar della città, o le piccole chiese parrocchiali». E lo sollecita perfino a cucinare. Sulla riva, infatti, il Signore prepara da mangiare. «Preparare da mangiare richiede tempo, arte, conoscenza dell'altro e dei suoi gusti. Gesù che cucina, che fa il cuoco, mette in gioco anche i suoi pensieri e i suoi sentimenti». Ritrovarsi e mangiare insieme, accampati attorno a un fuoco improvvisato, dopo una lunga storia di speranze e di sconfitte - ricorda Cipolla -, è il contesto per scendere in profondità e condividere non solo pane e pesce arrostiti alla brace, ma anche sogni, speranze, progetti... per toccare il cuore e "chiamare". «Tu caro Renato con i tuoi presbiteri e diaconi, con le tue comunità cristiane, va' dai tuoi fratelli e sorelle: sostienili, incoraggiali, guidali, perdonali. Dona la tua vita perché la Chiesa di Belluno-Feltre splenda come stella su questa terra; gareggiamo gioiosamente tra noi, chiese che viviamo nello stesso territorio, nel fare il bene, nel promuovere giustizia, nell'aprire percorsi di solidarietà, nel preparare un buon pasto per tutti quelli che stanno affaticandosi nei mari. Teniamo acceso sulla riva il fuoco della famigliarità: nelle notti buie e difficili quel fuoco brillerà anche per chi è lontano».
La commozione attraversa di nuovo la cattedrale quando al canto conclusivo del "Te Deum", il vescovo Renato scende tra i fedeli e, accompagnato dai vescovi Andrich e Mattiazzo, benedice la folla, incrociando amici vecchi e nuovi, i bellunesi.
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