Dolomitibus, assoluzione anche agli ultimi imputati

Il giudice ha motivato la sentenza con la formula del non aver commesso il fatto Il procedimento per la manifestazione del gennaio 2014 non ha trovato colpevoli
FELTRE. Processo Dolomitibus: fine corsa. Assolti anche gli ultimi quattro imputati feltrini per non aver commesso il fatto. I dipendenti dell’azienda del trasporto pubblico Renato Marchet, Claudio Tonin, Daniele Conz e Danilo Dal Zotto erano accusati di interruzione di pubblico servizio, per la manifestazione di protesta del 24 gennaio 2014 e sono usciti dall’aula del tribunale con l’assoluzione dalla formula più piena pronunciata dal giudice Berletti e chiesta dagli avvocati Righetti, Antinucci e Pregaglia. Manca soltanto la parcella da pagare per un procedimento penale che – a giudicare anche da come era andata in abbreviato o a dibattimento ai 13 colleghi bellunesi, che rispondevano anche di danneggiamento, violenza privata, furto aggravato e anche manifestazione non autorizzata – non sarebbe nemmeno dovuto cominciare.


È anche vero che, se qualcuno avesse indicato i colpevoli di eventuali reati, si sarebbe risparmiato un bel gruzzolo in indagini e carte, più o meno bollate. Il pubblico ministero Pesco aveva chiesto una condanna a cinque mesi di reclusione per Marchet e Tonin e l’assoluzione per insufficienza di prove per Conz e Dal Zotto e ha sostenuto la richiesta anche durante le repliche. Berletti ci ha messo mezz’ora di camera di consiglio per elaborare una sentenza, peraltro annunciata.


Il fatto è che nessuno dice di aver visto chi ha messo la corriera davanti al cancello del deposito feltrino. Né l’ex direttore Pietro Da Rolt né il carabiniere della Compagnia di Feltre che è arrivato sul posto quando l’agitazione era già cominciata. Quella mattina l’azienda si era preoccupata di avvertire le ditte interessate che i rispettivi lavoratori erano rimasti a piedi: da Luxottica a Safilo, solo per citare due tra le più importanti. E aveva preso contatto con i giornali e le radio locali, affinché diffondessero la notizia della manifestazione in corso e dei suoi inevitabili effetti sull’utenza. Non era poi tanto difficile spostare quel pullman e piazzarlo davanti al cancello, affinché quella mattina non ne uscisse nemmeno uno e il servizio rimanesse inesorabilmente paralizzato: quando i mezzi sono in deposito la chiave dell’accensione è vicino al cruscotto. Non è necessario mettersi a cercarla chissà dove.


I testimoni dell’accusa non hanno fatto emergere niente di penalmente rilevante, figurarsi quelli della difesa. La sentenza è stata di assoluzione e non c’erano grossi dubbi. Si trattava solo di stabilire con quale formula. Novanta giorni per le motivazioni.


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