Diagnosi più attendibili con la “biopsia liquida”

Stop ai prelievi di tessuto per l’individuazione precoce delle neoplasie aggressive È sufficiente un prelievo di sangue per individuare se ci sono cellule tumorali

FELTRE. La terapia personalizzata, o genomica, parte da un esame del sangue che si analizza nel laboratorio di biologia molecolare. Si chiama biopsia liquida quella che si è cominciata a fare anche al Santa Maria del Prato, per arrivare alla diagnosi precoce di uno dei tumori più cattivi, come quello del polmone, e soprattutto per partire al contrattacco contro le metastasi. Dall'inizio dell'anno infatti è operativa la cosiddetta “biopsia liquida”, meno invasiva e in molti casi più attendibile rispetto al prelievo di tessuto, che consente, in casi selezionati, con un semplice prelievo del sangue la ricerca e lo studio molecolare del Dna libero delle cellule tumorali circolanti presenti nella componente plasmatica del sangue.

Da gennaio sono stati eseguite sei analisi su sangue con ricerca delle cellule tumorali circolanti in casi selezionati di pazienti con tumore del polmone. In un caso è stata riscontrata un’alterazione genetica che ha consentito di trattare il paziente in modo adeguato con una terapia oncologica personalizzata. Il laboratorio di biologia molecolare di Anatomia patologica dell'ospedale Santa Maria del Prato, diretto dal primario Duilio Della Libera, da anni accompagna l'oncologo nelle sue scelte terapeutiche studiando le alterazioni genetiche di molte neoplasie dell'apparato respiratorio e digerente.

Nel caso del tumore del polmone ha messo a punto e validato una nuova metodologia diagnostica basato su questa nuova tecnica diagnostica innovativa. La biopsia liquida costituisce oggi un importante metodo diagnostico che permette nei casi di neoplasia polmonare in cui sia difficile acquisire quantità adeguate di tessuto neoplastico con le tecniche usuali di biopsia chirurgica, di svolgere sul materiale genetico tumorale circolante nel sangue tutte le indagini genetiche necessarie. In questo modo si possono ricavare tutte quelle informazioni essenziali all'oncologo per la definizione dello stato del tumore e per la scelta delle adeguate scelte terapeutiche.

Tale metodica verrà nei prossimi mesi applicata allo studio delle neoplasie colorettali. Un settore, questo, su cui si è investito molto al Santa Maria del Prato al punto da ottenere il riconoscimento di centro di riferimento regionale per le malattie oncologiche del tratto digerente. Poco più di un anno fa, il laboratorio di anatomia patologica ha isolato una nuova mutazione genetica correlata ai tumori ereditari del colon-retto e dell'utero, finora sconosciuta. Aspetto questo importantissimo, non solo per la conferma delle caratteristiche ereditarie-familiari per determinate neoplasie, ma soprattutto per la prevenzione secondaria da estendere ai parenti di primo grado che hanno probabilità di ammalare.

Laura Milano

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