Delocalizzazione e crisi persi 6.300 posti di lavoro

Colferai sottolinea la mancanza di innovazione e guarda al turismo per il rilancio «Tuteliamo il Made in Italy per le produzioni di qualità e stop alla contraffazione»
Di Raffaele Scottini

PEDAVENA. Ci sono migliaia di persone senza lavoro in provincia, con un passivo di 3.500 unità nel 2013 dopo quello di 2.800 nel 2012, in totale dunque 6.300. Sono 56 le crisi aziendali aperte tra gennaio e novembre 2013, 44 nel 2012. I livelli di disoccupazione si sono attestati nel 2013 a più del 12 per cento (il doppio del 2007). Il dato sul ricorso alla cassa integrazione nel 2013 è di 7.743.308 ore autorizzate, pari al più 16.5 per cento rispetto al 2012. La cassa integrazione straordinaria balza dalle 1.288.455 ore del 2012 alle 2.979.793 del 2013 con un incremento del 132 per cento. In lieve calo la cassa integrazione ordinaria (3.779.493 ore da 4.139.730), così come la cassa in deroga (984.022 da 1.228.915). È inquietante il quadro tracciato in occasione del congresso di ieri della Filctem Cgil in Birreria Pedavena.

Prendersela con i cinesi è inutile. «Non sono loro che ci hanno invaso, ma noi che abbiamo delocalizzato per convenienza». Giuseppe Colferai, segretario della Filctem Belluno, non dimentica che la provincia coniuga un territorio (patrimonio Unesco) di grandi potenzialità turistiche con un apparato industriale ancora competitivo, ma ha bisogno di un'iniezione di modernità: «Il rilancio della provincia passa dalla valorizzazione del bene più importante e non delocalizzabile, il turismo», dice. «La mancanza di innovazione, di ricerca e soprattutto la stretta creditizia stanno ponendo al tessuto provinciale seri problemi che oggi sono in parte mitigati dagli ammortizzatori sociali. E dove la crisi ha pesato meno, come in Luxottica, è solo perché si è utilizzato e certamente abusato dello strumento della precarietà per gestire picchi e flessi produttivi. Perché allora non credere nella possibilità di costruire un polo di ricerca e di sviluppo di nuovi modelli e nuovi materiali per il settore dell'occhialeria?».

La crisi non è finita. «Non c'è comparto che non abbia risentito e le previsioni rimangono pessimistiche soprattutto per le condizioni restrittive del credito», sottolinea il segretario Colferai. «Altra questione, quella infrastrutturale, con la crescente difficoltà gestionale nel reperire risorse (i recenti black-out di energia e la gestione delle acque in provincia, piano neve inadeguato, viabilità in tilt, banda larga internet assente)».

Made in Italy. «Dobbiamo spingere per un sistema di tracciabilità dei prodotti così da valorizzare le produzioni», aggiunge Giuseppe Colferai. «Servirà anche intensificare la lotta alla contraffazione dei marchi di origine, anche attraverso l'inasprimento delle sanzioni».

Obiettivi. Ricerca, innovazione di prodotto e di processo, sviluppo di nuovi materiali con una maggiore qualità del lavoro, aggregazione di imprese e allungamento delle filiere internazionali.

Questa la strada indicata: «In tal senso è centrale non solo la politica del Governo e della Regione, ma anche un intervento pubblico in economia che destini investimenti significativi nelle nuove tecnologie, nella banda larga, nelle infrastrutture sociali, nella valorizzazione dell'ambiente e del territorio», dice il segretario della Filctem, che lancia un impulso anche verso «un migliore utilizzo dei fondi europei da orientare a favorire le produzioni, la qualificazione e riqualificazione professionale, l'utilizzo di energie rinnovabili e interventi di qualificazione dell'ambiente».

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