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PADOVA. Bolzano e Pesaro sono le città italiane “bike friendly” per eccellenza, dove circa un abitante su tre pedala per raggiungere il luogo di lavoro o di studio e il 28% della domanda urbana di mobilità è soddisfatto dalla bicicletta. Ben posizionate però anche le venete con Treviso che vede ai pedali un quarto dei suoi cittadini, Venezia il 20% e Padova il 17%. Vicenza e Verona sono invece i fanalini di coda. I veneti che raggiungono il posto di lavoro in bici sono il 7,7% della popolazione.

È quanto emerge da L’A Bi Ci, il primo Rapporto sull’economia della bici in Italia e ciclabilità nelle città, realizzato da Legambiente in collaborazione con VeloLove e Grab+, presentato l’altro giorno a Roma nel corso del Bike Summit 2017. «Un successo», spiega Legambiente, «per le due città non solo figlio di infrastrutture di qualità per le bici, ma di una riorganizzazione complessiva dello spazio urbano». A Bolzano tutte le zone scolastiche, sportive e ricreative cittadine sono collegate con un grande anello ciclabile. A Pesaro è stata realizzata la Bicipolitana, una ciclabile come una rete metropolitana di superficie che al 2016 ha 85 chilometri di percorsi. Tra le migliori città a prova di bici spiccano poi Ravenna, Reggio Emilia, Treviso e Ferrara con percentuali di abitanti che preferiscono i pedali al volante che vanno dal 22% al 27%, e ancora Cremona, Rimini, Pisa, Padova, Novara e Forlì con il 15% della popolazione che utilizza quotidianamente la bici.

I chilometri disponibili. Importante il numero di metri di pista ciclabile per ogni 100 residenti: 13,57 metri per i trevigiani, 12,55 per i vicentini, 12,47 per i veneziani, 12,13 per i veronesi, 12,07 per i padovani, 8,98 per i rodigini, 3, 95 per i bellunesi. L’area del Veneziano è ai posti alti della classifica per quanto riguarda il chilometraggio complessivo (esclusi i tratti nelle aree verdi): 106,60. Seguono Verona con 87,3 chilometri, Padova con 66, Treviso con 59, Rovigo con 17,6, Belluno con 9,4.

Al lavoro pedalando. Quanto al numero di italiani che usano sistematicamente la bici per coprire il tragitto casa-lavoro, essi sono 743mila, con percentuali elevatissime nella provincia autonoma di Bolzano (il 13,2% degli occupati raggiunge il luogo di lavoro in bici), in Emilia Romagna (7,8%) e in Veneto (7,7%).

La bici condivisa. Il bike sharing si conferma una realtà diffusa su tutto il territorio secondo quanto emerge dai dati di Legambiente: Milano, Brescia, Bergamo, Aosta, Pisa e Lodi superano una disponibilità media di 2 bici ogni 1.000 abitanti, a Perugia, Palermo e Napoli sono meno di un decimo (0,2). Tra le venete si distingue ancora una volta Treviso con una media di 9,8 bici ogni 10 mila abitanti, seguita a breve distanza da Verona con 9,7. Se però si considera il numero di postazioni e di prelievo per 100 chilometri quadrati, il servizio migliore nella regione si trova a Padova con il numero di 30, seguita da Treviso con 28.

Affari in sella. Ma la bici è anche business. Tra produzione di bici, accessori e ciclovacanze il valore economico della bicicletta in Italia è infatti di 6,2 miliardi l’anno e permette l’abbattimento dei costi ambientali e sociali delle emissioni di gas serra. L’Italia si conferma il maggior produttore di bici, con una quota di mercato del 18%; la vendita interna unita all’export nel 2015 ha generato affari per 488 milioni di euro. Fiore all’occhiello con affari pari a 2 miliardi di euro l’anno è il cicloturismo.

Per il ministro dei trasporti, Graziano Delrio, intervenuto al summit di Legambiente dedicato appunto al mondo delle biciclette «l’economia è ormai in cima al dibattito politico» e «lo deve essere anche la bici come sistema economico» così «pensare a infrastrutture ciclabili come grandi infrastrutture nazionali è stato un passo avanti enorme» per cui oggi «abbiamo a disposizione 370 milioni di euro con 10 progetti e solo due anni fa non c’era nulla». Sulle città Delrio ribadisce che «non basta disegnare due strisce per terra per costruire la ciclabilità», e «se comandano le auto la rotta si cambia con intermodalità e accessibilità alla città». (r.r.)

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