Comitati per la sanità «Abbandonati dai nostri politici»

BELLUNO. «Abbandonati dai politici bellunesi». All’indomani delle modifiche al Piano socio-sanitario regionale, che sarà nuovamente discusso a giugno in consiglio per la sua approvazione, Guido Trento, alla guida dei Comitati per la salute pubblica, lancia nuovamente l’allarme sanità nel Bellunese e punta il dito contro chi finora, tra i consiglieri montanari di Palazzo Ferro Fini, non ha fatto nulla per sostenere gli emendamenti proposti dai comitati bellunesi, sempre più arrabbiati.
«Da quanto era stato detto il giorno della marcia su Venezia, pensavo che in consiglio ci sarebbe stata una maggiore grinta nell’affrontare il tema», afferma Trento, «dal confronto con i nostri consiglieri è invece emerso che più di qualcuno giustifica le scelte della giunta Zaia e questo crea un certo imbarazzo. Bisogna fare la battaglia per la propria terra e non per cercare il compromesso al ribasso».
L’idea dei comitati è di riunire tutti i consiglieri regionali bellunesi a Cortina per un confronto prima dell’approvazione del piano che sarà valido fino al 2016. La quinta commissione sanità aveva licenziato il piano ai primi di aprile con il consenso e i voti del Pdl e della Lega Nord, contrari Verso Nord e Federazione della sinistra veneta, astenuti Pd, Udc e Idv. Ma la sorpresa nell’uovo elettorale, ben confezionato con le promesse di un ospedale hub di riferimento per tutta la provincia (il San Martino di Belluno), non è sicuramente delle migliori. A iniziare dai tagli ai posti letto per acuti, quasi dimezzati. Nel territorio montano oggi sono calcolati 5 posti ogni 1.000 abitanti, mentre il nuovo piano ne prevede 3 per 1.000. In concreto l’Usl bellunese passerà da 680 a 387 posti letto e quella feltrina da 422 a 250. «Questi posti vanno reintegrati», dice Trento, «perché anche in questo caso si è abrogato il differenziale montagna previsto dalla mozione che prevedeva per il Bellunese una maggiorazione dei posti letto pari all’uno per mille sulla base delle difficoltà territoriali».
Strali anche sulla rete ospedaliera a due livelli, con ospedali hub e spoke, «ospedali soprattutto questi ultimi che di fatto risultano depotenziati, lasciando alla discrezione della giunta regionale la possibilità di assegnare a questi funzioni particolari e aprendo così margini di contrattazioni clientelari. Nessun cenno specifico alla montagna del Cadore e dell’Agordino». Risulta misteriosamente sparita dall’articolo 15 del nuovo Statuto regionale, che afferma la specificità montana, la dicitura «servizi alla persona sanità e servizi sociali» che doveva essere alla base dell’eccezione con cui vengono definite le Usl di montagna. Infine, dopo le nomine di direttori generali «che non sanno nulla del territorio», sottolineati anche i tagli al budget sanitario per Belluno e Feltre rimaste al palo: «Tagli che non hanno a che vedere con i trasferimenti statali che sono aumentati anche quest’anno».
Con Trento ieri sono intervenuti anche il sindaco di Pieve, Maria Antonia Ciotti, Valeria Antoniacomi, Roberto Bacchilega e il referente della consulta agordina dei giovani, Denni Dorigo.
Ezio Franceschini
Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi








