Col dell’Agnel in fiamme: oltre 400 lanci d’acqua per spegnere l’incendio

Ad Auronzo continuano le operazioni: il rogo è stato scatenato dai fulmini. Zanella è il capo dei volontari di Protezione civile: «Confidiamo nella pioggia». Sabato 15 agosto il lago di Santa Croce off limits per permettere i rifornimenti dei canadair

Francesco Dal Mas
Il rifornimento dell’elicottero nella vasca da 7500 litri
Il rifornimento dell’elicottero nella vasca da 7500 litri

Più di 400 lanci d’acqua, da elicotteri e canadair, non sono ancora bastati a spegnere l’incendio sul Col dell’Agnel, una ripida parete laterale della Val Marzon, sopra Giralba di Auronzo. «Non sono bastate neppure tre piogge, la più importante, quella di ieri sera», sospira di preoccupazione Adriano Zanella, a capo dei volontari della protezione civile di Auronzo.

L’emergenza, a pochi chilometri in linea d’aria dalle Tre Cime di Lavaredo, è seguita con grande preoccupazione dall’assessore regionale Elisa Venturini, che segue anche gli sviluppi delle fiamme nel bosco sopra Miane, al confine con Mel (Borgo Valbelluna). E che ha messo a disposizione le acque del lago di Santa Croce per i canadair impegnati a Tolmezzo, in Carnia, contro i diversi focolai che stanno bruciando il monte Amariana.

Auronzo

Domenica 16 agosto è arrivata la sospirata precipitazione in Val d’Ansiei, per cui ad Auronzo si sono incrociate le dita per lo spegnimento dell’incendio che da una decina di giorni tiene impegnati vigili del fuoco, volontari della Protezione Civile, Carabinieri forestali, Comune di Auronzo. Il Col dell’Agnel è una montagna quasi inaccessibile; ci si avventurava nel passato solo qualche bracconiere.

Le fiamme si sarebbero sviluppate a seguito di una serie di fulmini. Dopo apparenti spegnimenti, il fuoco è ripreso e, contemporaneamente, in più punti. «A margine dei lanci d’acqua, ormai più di 400», informa Zanella, «siamo intervenuti anche col drone, grazie ai carabinieri forestali di Vigo di Cadore, e con la termocamera, per cui siamo riusciti a quantificare fino a 150 gradi di calore».

Domenica pomeriggio – informano gli uffici dell’assessorato regionale alla Protezione Civile -, alle 13.10, sono riprese le operazioni con l’elicottero per la presenza di alcuni fumaioli ancora persistenti. La Protezione Civile ha allestito una vasca da 7.500 litri, che pesca l’acqua dal lago di Santa Caterina. Dopo due ore l’elicottero è tornato alla base, perché stava per arrivare il temporale. «Siamo riusciti a trattenere i focolai in quota, in modo da evitare che il fumo scendesse a valle», fa sapere Zanella, precisando che i volontari continuano il monitoraggio da terra.

Santa Croce

Per la gravissima situazione in Carnia la Protezione Civile del Veneto aveva dato disposizione che da domenica 16 agosto il lago di Santa Croce fosse a disposizione esclusiva dei canadair impegnati sulla montagna di Tolmezzo.

Lago di Santa Croce chiuso per le operazioni dei Canadair
Un Canadair in azione

Veniva vietata qualsiasi attività in acqua. «L’ordinanza veniva recepita e rilanciata dal Comune di Alpago», conferma il sindaco Alberto Peterle, «che però nel primo pomeriggio la ritirava perché nel frattempo i canadair riuscivano a pescare acqua nel più vicino lago di Cavazzo», a cinque minuti di volo dal monte Amariana. Nei giorni scorsi il Santa Croce era servito per i medesimi aerei diretti ad Auronzo e sui cieli tra Miane e Mel.

Miane e Mel

«La combustione del bosco a cavallo del confine trevigianobellunese continua, ma», come informa la Protezione civile del Veneto, «sta progressivamente scendendo lungo il versante e, grazie all’acqua impiegata nei lanci, non dovrebbe trovare la forza per risalire la zona prativa. Due gli elicotteri in azione anche domenica, di cui quello della Protezione Civile di stanza a Sospirolo, con risorse idriche disponibili sia a monte che a valle. Le squadre a terra continuano ad effettuare ispezioni e controlli.

Venturini

«I gruppi e le strutture preposte stanno seguendo con grande attenzione l’evolversi degli incendi che in queste ore interessano diverse aree del Veneto», afferma l’assessore regionale alla Protezione civile Venturini.

«La situazione è resa particolarmente delicata dalla prolungata siccità di questa estate: boschi e vegetazione sono estremamente secchi e questo facilita una propagazione molto rapida delle fiamme. In queste condizioni anche comportamenti imprudenti, come un barbecue non completamente spento, possono provocare un incendio, così come i fulmini durante temporali che portano poca pioggia possono innescare focolai trovando una vegetazione molto secca».

«Un ringraziamento particolare», sottolinea l’assessore regionale nella sua disamina, «va ai vigili del fuoco, agli operatori della protezione civile, ai volontari e a tutte le squadre impegnate a terra e con i mezzi aerei, che stanno lavorando senza sosta per contenere gli incendi e mettere in sicurezza le aree interessate».

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