Cinque anni di veleni oggi si vota per salvare il Nevegal

BELLUNO. Consiglio comunale caldissimo oggi a Palazzo rosso. Si inizia alle 14, l'ordine del giorno è corposo (30 punti) e la sala sarà gremita, perché si torna a parlare di elettrodotto e del passaggio della linea dell'alta tensione. Lo si farà grazie alla delibera di iniziativa popolare scritta dal comitato alto Castionese per chiedere che i tralicci si fermino appena scavalcato il Piave e non devastino il Nevegal.
Da mesi si susseguono dichiarazioni, delibere, ordini del giorno, mozioni, note stampa scritte a più mani. Oggi tutto questo dovrebbe essere superato dal voto sulla delibera di iniziativa popolare.
L'ordine del giorno la colloca al 14° punto, ma si chiederà di anticipare la discussione. In sala consiliare ci saranno numerosi esponenti del comitato castionese, che hanno già annunciato che diffonderanno l'esito della votazione per portarlo a conoscenza anche di chi non potrà partecipare o seguire la diretta streaming. «Visto che siamo un gruppo apolitico valuteremo l'esito della votazione tenendo in considerazione anche le astensioni e le non partecipazioni al voto», avevano spiegato nei giorni scorsi. «E valuteremo anche le assenze non giustificate. Ci auguriamo che gli amministratori partecipino tutti ai lavori, vista l'eccezionalità del caso».
Gli albori. Per riassumere l'intera vicenda bisogna tornare al 2008, quando i sindaci di Ponte nelle Alpi e Soverzene contattano Antonio Prade e Paolo Gamba (allora sindaco e assessore all'urbanistica), insieme a Terna, per condividere un progetto di razionalizzazione della rete elettrica che tocca anche Belluno. E che insieme all'eliminazione di 18,6 km di linee e di 112 tralicci, prevede dei raccordi che interessano varie zone, fra cui Andreane. Frazione che oggi non è attraversata dall'elettrodotto. Nasce così il primo comitato che contesta il progetto.
Il protocollo del 2009. Il 31 marzo 2009 Terna, il sindaco di Soverzene Alessandro Savi, quello di Ponte Fulvio De Pasqual, quello di Belluno Antonio Prade e il presidente della Provincia Sergio Reolon firmano il protocollo d'intesa che approva il piano. Nel documento si legge un passaggio importante sulla tensione: se infatti Terna “per motivi di standardizzazione e per meglio utilizzare la vita utile dell'impianto utilizza gli standard previsti per il livello di tensione fino a 380 kV”; appena sotto c'è scritto che “i raccordi saranno autorizzati all'esercizio alla tensione nominale di 220 kV. Ogni eventuale futuro cambiamento della tensione potrà essere attuato previo processo concertativo con le amministrazioni comunali interessate”. Per i Comuni è una garanzia che sulla linea passerà il 220 e non il 380.
Levego o Nevegal? Quando il Comune di Belluno è chiamato a scegliere il percorso della linea dell'elettrodotto una volta scavalcato il Piave, ci sono due soluzioni: la A (Levego) e la B, a mezza costa Nevegal. La commissione urbanistica del 2 dicembre 2008 sceglie la prima e Gamba e Prade, pochi giorni fa, hanno spiegato che la scelta fu dettata dalla volontà di evitare di creare un nuovo corridoio dell'elettricità nel bel mezzo del Colle. L'intervento, inoltre, sarebbe stato migliorativo per il territorio comunale: Terna avrebbe spostato un pezzo di elettrodotto che attraversa Levego – quello che passa sopra l'asilo - verso il Piave. In commissione viene mostrato un video esplicativo e i consiglieri scelgono la fascia di fattibilità bassa. Votano a favore Camillo De Pellegrin, Orazio Da Rold, Marco Garibaldi, Silvano Serafini, Francesco Pingitore, Giovanni Fontana, Celeste Balcon, Silvano De Salvador, Luigi Roccon. Si astiene Maria Teresa Cassol, si dichiara contrario (perché vuole che le linee siano interrate in maniera maggiore) Vanni Roccon. Il 19 dicembre il consiglio comunale, a maggioranza, autorizza il sindaco a firmare il protocollo d'intesa. In cinque si dichiarano contrari (Maria Cristina Zoleo, Maria Teresa Cassol, Marco Perale, Roberto De Moliner e Francesco Rasera Berna); tre si astengono (Luigi Roccon, Silvano De Salvador e Jacopo Massaro). Tra i favorevoli a quell'accordo (22) c'è anche Celeste Balcon, che oggi combatte affinché l'elettrodotto non sfiori neanche il territorio comunale e oggi c'è all'ordine del giorno una sua proposta di delibera per fermare la linea a Polpet.
Proteste a Levego. A fine 2011 il progetto viene presentato a Levego e nasce un comitato (con Luca Salvioni e Roberto Tomasella referenti) che contesta il passaggio dell'elettrodotto per la frazione. Piovono osservazioni, che il Comune fa sue (28 febbraio 2012). In particolare si chiede l'interramento della linea ad Andreane o di modificare la posizione del sostegno 7; per Levego si chiede di unificare le linee Polpet-Scorzè e Polpet-Vellai in doppia terna ottimizzata per mitigare l'impatto, paesaggistico e elettromagnetico, o di modificare la posizione di alcuni sostegni.
2012: Idea NevegaL. A maggio 2012 cambia l'amministrazione e la giunta Massaro decide di «prendere tempo», come ha sempre sostenuto, chiedendo alla Regione di valutare, in commissione Via, un eventuale passaggio a mezza costa Nevegal (Gamba e Prade insinuano che dietro ci sia una promessa fatta in campagna elettorale a Levego). Lo delibera la giunta il 30 agosto, lo approva il consiglio il 30 novembre dell'anno scorso (tutti favorevoli, non vota il Patto per Belluno). Patto che il 27 dicembre presenta una mozione per chiedere l'annullamento di quella delibera. Il consiglio la emenda in larga parte e passa, ma con il senso di “fermarsi a valutare e approfondire”. Intanto anche il ministero chiede a Terna integrazioni al progetto. Da gennaio in avanti è un susseguirsi di incontri, riunioni, dichiarazioni. Nasce il comitato alto Castionese, che raccoglie 1400 firme per chiedere che la linea non devasti il Nevegal e produce la delibera di iniziativa popolare che sarà discussa questo pomeriggio. Intanto Levego e Andreane continuano la loro protesta (secondo loro la delibera non serve e non è abbastanza), con l'appoggio del comitato di Scorzè di Vittorio Pellizzato, che chiede l'annullamento del protocollo d'intesa del 2009. Oggi il voto metterà un punto fermo in tutta questa vicenda.
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