«C’è in ballo il nostro futuro»

In mille alla manifestazione organizzata da Acqua bene comune a Belluno
Manifestazione di acqua bene comune contro lo sfruttamento delle risorse idriche della provincia e contro la centrale Camolino Busche
Manifestazione di acqua bene comune contro lo sfruttamento delle risorse idriche della provincia e contro la centrale Camolino Busche

BELLUNO

Una festa, colorata, rumorosa, pacifica e creativa. Il popolo dell'acqua è sceso in piazza per reclamare i suoi diritti, e urlare con forza che le 125 nuove richieste di concessioni idroelettriche sono un insulto per un territorio, quello bellunese, che ha già dato tanto in termini di sfruttamento dei propri fiumi e torrenti.

Erano un migliaio i partecipanti alla manifestazione, promossa dal Comitato Acqua bene comune, che ha preso il via dalla stazione. In testa al corteo un enorme striscione, di almeno tre metri per otto: “No alla Camolino – Busche”.

Dietro i cartelli che ricordano le richieste di centraline che sono state presentate, e che riguardano un po' tutti i comuni della provincia: da Vigo e Santo Stefano di Cadore a Sospirolo, da Falcade a Pieve d'Alpago, da Forno a Lozzo, Agordo e Quero, senza dimenticare Feltre e Belluno. Nel gruppo colorato c'erano i “mazaroi”, i folletti dispettosi della tradizione bellunese che «è meglio non fare arrabbiare o sono guai», come è stato suggerito durante la giornata, alcuni amministratori e i pescatori, preoccupati per la diminuzione delle portate dei corsi d'acqua interessati dalla Camolino – Busche: «L'oscillazione attuale delle portate è già provocata da Enel, perchè dipende dal rilascio della centrale di Sospirolo», ha detto Ferruccio De Poi, presidente del Bacino n.9. «Per risolvere il problema cosa fanno? Tolgono. Ma dove li mettiamo i pesci? Si rovinerà tutto l'habitat».

Tra gli amministratori c'erano il sindaco di San Gregorio Ermes Vieceli, il vicesindaco di Lentiai Francesco Battiston, preoccupato per le conseguenze che l'impianto di Busche avrà sulle portate del Piave, e Camillo De Pellegrin, sindaco di Forno, contrario alla realizzazione della centralina sul Mareson. Il corteo ha riempito le vie della città per oltre due ore e mezza. Dalla stazione l'onda è salita lungo via Fantuzzi, ha raggiunto la Cerva, poi si è diretta verso il Tribunale, via Caffi (qui, sotto la sede di En&En è stato messo un cartello che equipara la società di Caneve alla Sade), piazza Piloni, piazza dei Martiri, il Duomo, con la sede della Provincia commissariata (anzi, «soggetto non identific.A.A.T.O.», come si leggeva sullo striscione piazzato davanti al portone del palazzo), via del Piave con la sede di Confindustria, via Mezzaterra e di nuovo piazza dei Martiri. Ad animare il corteo tanta musica, qualche intervento ma soprattutto la passione di tanti comuni cittadini. «Qui c'è in ballo il loro futuro», ha sottolineato una mamma. Per un pomeriggio la sonnolenta Belluno si è risvegliata, a difesa dell'acqua e dei beni comuni.

Alessia Forzin

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