Caso Vettorel, il giudice: Fabio libero. Ma il pm blocca tutto

INVIATO AD AMBURGO. È la tortura della goccia cinese. Fabio finalmente scarcerato, anzi no. Oggi, forse. O magari lunedì prossimo. O solo a sentenza. L’ennesima convulsa giornata in questa storia sempre più paradossale si chiude virtualmente nel tardo pomeriggio con le uniche due certezze.
La prima: il tribunale ha detto sì alla scarcerazione del diciottenne feltrino accusato dei disordini durante il G-20 di luglio, condizionandola però a una serie di pesanti restrizioni.
La seconda: la procura non molla, vuole mantenere la detenzione preventiva e ha impugnato la decisione del tribunale. Ora la palla passa a un giudice di rango superiore del “Landgericht”, che potrebbe pronunciarsi già oggi ma non è detto, e soprattutto non si può dire in che termini.
Fabio, rimbalzato da un carcere all’altro in attesa della comunicazione che avrebbe potuto mettere fine alla sua lunga carcerazione, deve mantenere i nervi saldi. Si cresce in fretta, con storie come questa.
Il giudice che presiede il collegio, ovvero la stessa giovane donna che la difesa aveva tentato di ricusare perché aveva detto di ritenere altamente probabile una condanna senza condizionale, è tornata sui suoi passi e ora si alambicca per giustificare il dietrofront. Intanto, però, detta le regole che sono quattro.
Primo, Vettorel dovrà restare ad Amburgo e fissare subito il suo domicilio nell’appartamento in affitto dove, da mesi, vive la madre Jamila Baroni. Secondo, dovrà comunicare immediatamente al tribunale eventuali cambi di domicilio. Terzo, dovrà presentarsi tre volte a settimana (lunedì, mercoledì e venerdì) ad un commissariato di polizia. Quarto, dovrà versare un deposito cauzionale di 10 mila euro. In contanti, si intende. La liberazione è subordinata al pagamento, c’è scritto nero su bianco.
I soldi ci sono: la difesa di Vettorel aveva già tentato la strada della cauzione, ma per ottenere la libertà senza restrizioni. Per fare tornare Fabio a casa, in Italia, ma garantendo la sua presenza alle udienze. Sfugge il senso della cauzione con il contestuale obbligo di dimora ad Amburgo, ma tant’è.
Il pubblico ministero, protagonista di una linea processuale intransigente e grande sostenitrice delle “trame rosse” (Fabio è un pericoloso eversore e ce la sta raccontando, questa la tesi inespressa), non molla neppure stavolta. Un comunicato della procura spiega che contro la scarcerazione è stato presentato immediato ricorso al tribunale: «Chiediamo che il rilascio dell’imputato sia sospeso sino alla decisione del giudice superiore cui ci siamo appellati. Soltanto domattina (oggi per chi legge, ndr) potrà verosimilmente arrivare il pronunciamento sull’efficacia immediata del provvedimento».
Se il tribunale dovesse accogliere il ricorso della procura, Fabio resterebbe in carcere e la sua difesa dovrebbe rilanciare in appello. La prospettiva per Vettorel sarebbe il quinto mese di carcerazione preventiva, visto che il processo si concluderà nella migliore delle ipotesi il 4 dicembre. Al contrario, il tribunale potrebbe rigettare il ricorso del pubblico ministero e confermare la remissione in libertà con le restrizioni di cui si è detto. C’è tempo sino alle 14 di oggi. Come nei film su rapimenti e riscatti, se arrivasse il via libera alla scarcerazione ma la difesa non riuscisse a depositare la cauzione (banche chiuse dal venerdì pomeriggio al lunedì mattina), Vettorel trascorrerebbe un lunghissimo weekend in carcere senza alcun motivo giuridico.
Quanto al dietrofront del tribunale, nelle motivazioni si legge che la cauzione rappresenta un “sostanziale incentivo” a non sparire dalla circolazione. Il giudice non ritiene che sia venuta meno la possibilità di reiterazione dei reati («potrebbe partecipare a nuove manifestazioni») e sottolinea come la raccolta delle prove non sia affatto conclusa. Proprio questo elemento, e cioè l’allungamento dei tempi processuali, depone a favore della scarcerazione. Quanto all’applicazione del diritto minorile, certo meno severo rispetto all’alternativa rappresentata dal codice penale ordinario, potrebbe giustificarsi con il riconoscimento della sostanziale immaturità del ragazzo, evidenziata tra l’altro – così si legge – dal precoce abbandono scolastico.
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