Caso Ruotolo, assalto al carcere

BELLUNO. Nessuna risposta, per ora: gli atti di indagine vanno prima studiati bene. È alta la pressione mediatica nei confronti di Giosuè Ruotolo, il caporal maggiore 26enne accusato del duplice omicidio di Pordenone avvenuto il 17 marzo 2015. Ruotolo è detenuto nel carcere di Baldenich da lunedì sera e ieri mattina era fissato l’interrogatorio per rogatoria con il gip di Belluno Vincenzo Sgubbi, ma l’incontro è stato brevissimo. Sgubbi è rimasto lontano dal tribunale per meno di mezz’ora ed è quindi risultato subito evidente che Ruotolo ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. Almeno per il momento.
Nel frattempo, all’esterno del carcere di Baldenich, si erano assiepati i giornalisti della maggior parte delle testate nazionali, tutti in attesa dell’avvocato Roberto Rigoni Stern che assiste Ruotolo e che sta lavorando alla sua linea di difesa. Rigoni Stern si è trattenuto in carcere circa un paio d’ore, mentre i giornalisti e le telecamere lo aspettavano fin da metà mattinata. Un’attesa vana perché, nonostante l’assalto dei cronisti alla sua auto, Rigoni Stern non ha rilasciato dichiarazioni, a parte confermare che l’indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Più tardi l’avvocato ha precisato alcuni aspetti: «Siamo in attesa di acquisire tutti gli atti di indagine per predisporre una linea di difesa coerente con l’esigenza del ragazzo di uscire da questa situazione», spiega Rigoni Stern. «Dovremo leggere molte carte e quindi ci vorrà qualche settimana, poi potremo iniziare a stabilire la linea di difesa più adeguata. Nel frattempo attendiamo l’esito del tribunale del riesame, probabilmente ad inizio di aprile».
Il ricorso contro il provvedimento restrittivo della libertà di Giosuè Ruotolo non è ancora stato presentato, ma l’avvocato conta di depositarlo nelle prossime ore al tribunale di Trieste dove verrà discusso e si deciderà se il militare dovrà rimanere in cella.
«Il ragazzo è sereno, ma è anche molto affaticato dalla pressione mediatica che sente su di sè per le accuse che gli vengono rivolte».
Ruotolo, di stanza nel 132esimo Reggimento carri, è indagato per l’omicidio di Trifone Ragone (suo commilitone e ex compagno di appartamento) e della fidanzata Teresa Costanza, uccisi con sei colpi di pistola calibro 7.65 dentro la loro auto nel parcheggio del palasport di Pordenone un anno fa. La ragazza di Ruotolo, Rosaria Patrone, si trova agli arresti domiciliari con l’accusa di favoreggiamento. Secondo gli investigatori friulani, Ruotolo avrebbe ucciso i due fidanzati perché Trifone aveva scoperto che utilizzava un falso profilo Facebook per scrivere a Teresa dalla caserma e voleva denunciarlo. Ruotolo rischiava quindi l’accusa di peculato che gli avrebbe fatto perdere il lavoro nell’esercito e la speranza di entrare nella Guardia di finanza. L’auto dell’indagato, inoltre, era a pochi metri da quella dei fidanzati e anche vicino al laghetto dove è stata gettata l’arma del delitto.
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