Boato: «Troppi morti no all’aeroporto»

CORTINA. Il treno sì, l’aeroporto no. Ritornano in campo gli ambientalisti con questa distinzione sul futuro trasportistico di Cortina. Questa volta è Michele Boato, fondatore dell’Ecoistituto Veneto, intitolato ad Alex Langer, a dire di no a quello che definisce il "micidiale" aeroporto di Cortina. «Leggo con spavento le proposte, sia di privati che del sindaco di Cortina, persona che stimo e ho avuto modo di difendere più volte anche in dibattiti televisivi», ammette Boato, a suo tempo assessore regionale all’ambiente. La riapertura dell'aeroporto di Cortina, in vista dei Mondiali di sci del 2021 – insiste - «mi sembra un'idea pazzesca, che non tiene conto della pericolosità dei voli a bassa quota, di decolli e atterraggi in questa zona di montagna, soggetta, oltre che a nebbie fittissime, anche a improvvise correnti vorticose, che hanno già provocato abbastanza morti nei brevi periodi di attività dell'aeroporto».
Boato ricorda i tre incidenti mortali più recenti: nel 1964 con due morti (uno era Cesare Rosà, l'inventore dell'aeroporto, in funzione dal 1962); nel 1967 con quattro morti sul Fadalto, per nebbia, nel volo da Venezia a Cortina a cui, nel 1968, è seguita la chiusura della base, e infine nel 1976 altri sei morti, tra cui l'amministratore della società AliAlpi e i 4 consiglieri comunali fatti salire per influenzare il successivo voto del consiglio comunale a favore della definitiva riapertura dell'aeroporto, rimesso da poco in attività provvisoria.
«Questi incidenti non sono sufficienti? Perché invece - propone - non si fa una forte alleanza tra cittadini, associazioni e istituzioni per una efficiente linea ferroviaria?». Le riserve di Boato sono condivise anche da altre associazioni ambientaliste, da Mountain Wilderness alla confederazione Cipra, come pure dalla segretaria della Fondazione Unesco, Marcella Morandini. Si rileva, tra l’altro, che di un’aviobase tra le Dolomiti non c’è bisogno, essendo disponi bili a breve distanza gli aeroporti di Venezia, Treviso e Bolzano. Con determinazione, invece, andrebbe portata avanti la proposta d’infrastrutturare il Cadore e l’Ampezzano con il Treno delle Dolomiti, pur avendo coscienza che non è fattibile per i mondiali del 2021. Il treno, però, non dovrebbe collegare solo Calalzo con Cortina, bensì arrivare fino a Dobbiaco, in modo da proseguire per Lienz. (f.d.m.)
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