Bim Gsp, una consulenza sull’ipotesi fallimento

BELLUNO
Una consulenza per capire cosa succederebbe se Bim Gsp dovesse fallire. L’incarico, a un avvocato padovano esperto in diritto amministrativo, è stato affidato nei giorni scorsi dal comitato istituzionale dell’Ato (formato da sei sindaci o dai loro delegati) per approfondire tutti gli scenari possibili, anche i più estremi e gravi per il futuro dell’azienda che gestisce il servizio idrico integrato.
L’Ato assicura che la consulenza non va letta come una dichiarazione di morte, ma Bim Gsp resta in fondo al baratro, nonostante il cambio al vertice dell’azienda che molti sindaci avevano interpretato come un passo risolutivo. Non è così e non potrebbe esserlo, semplicemente mettendo tre tecnici al posto degli amministratori locali, perché l’esposizione finanziaria ha raggiunto un livello tale da richiedere un miracolo più che un’operazione di salvataggio.
La preoccupazione infatti è fortissima e non potrebbe essere altrimenti. «Il primo pensiero è verso le imprese creditrici», dice Fabio Da Re assessore a Belluno e membro del comitato istituzionale dell’Ato, «perché dobbiamo fare tutto il possibile per far sì che riescano a recuperare i soldi che aspettano, altrimenti il danno diventerebbe insostenibile per tutto il territorio provinciale. Allo stesso tempo non possiamo pensare di far pesare tutto il buco di Bim Gsp sui cittadini».
Circa 80 milioni di euro di esposizione finanziaria (ma ormai la cifra esatta non si conosce più) continuano a tener lontane anche le banche e Bim Gsp non riesce ad ottenere il credito necessario per uscire dal tunnel e pensare ad investimenti, peraltro ormai bloccati da tempo.
Cosa succederebbe al servizio, alla gestione, ai creditori e ai Comuni soci se Bim Gsp fallisse è il contenuto della consulenza, che richiederà almeno un paio di settimane per essere esplorata. «Dopo», dice ancora Da Re, «studieremo le manovre più giuste da fare». Per tutto il resto, invece, la situazione è ancora in alto mare, perché i tecnici che guidano Bim Gsp non hanno ancora fornito all’Ato l’analisi dei costi abbinata ai possibili risparmi, nè il piano di risanamento. Vale la pena anche insistere sul fatto che si continua a non lavorare alla trasformazione di Bim Gsp da società di diritto privato a società di diritto pubblico.
Nel frattempo, il comitato istituzionale si prepara a convocare l’assemblea dell’Ato, tra una quindicina di giorni, ma all’ordine del giorno ci sarà semplicemente la delibera sugli allacci che, per quanto importante (si stabilirà una tariffa a costo reale) sarà un bicchier d’acqua nel mare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi








