Studenti in piazza per una scuola migliore e servizi adeguati
Dal trasporto pubblico troppo costoso e poco efficiente ad aule poco riscaldate o bagni non funzionanti, fino alla carenza di docenti: questi e molti altri i problemi denunciati dai ragazzi che hanno manifestato per le strade di Belluno, rivendicando un futuro certo

Un centinaio di studenti bellunesi hanno manifestato oggi, 16 ottobre, per le strade del capoluogo per rivendicare scuole sicure, ambienti sereni, ma soprattutto trasporti efficienti e accessibili.
La protesta ha preso le mosse dal parco del piazzale Vittime delle foibe di Belluno, davanti alla stazione ferroviaria e da lì il corteo si è diretto a piazza dei Martiri, in pieno centro del capoluogo.
Durante il tragitto ci sono stati diversi interventi di studenti che hanno precisato la situazione in cui versano alcuni istituti superiori della provincia. E’ stato ricordato il disagio dei bagni non utilizzabili dell’istituto Brustolon di fine settembre, ma anche la carenza di docenti ad oltre un mese dall’inizio delle lezioni.
Non sono mancati i riferimenti ai problemi con il trasporto pubblico con i ritardi giornalieri dei mezzi, la perdita delle coincidenze, la scarsa comunicazione ma anche le corse che non passano, o gli autobus insufficienti per dare un servizio efficiente ad una provincia che sconta già un problema di collegamenti, di isolamento che viene accentuato da un trasporto «che costa troppo per il servizio che viene assicurato, che non è sostenibile da molte famiglie».
Si è parlato anche dei disagi psicologici dei ragazzi che non si sentono sostenuti e capiti dagli insegnanti, che spesso stigmatizzano le diversità in classe.
Gli studenti hanno quindi messo a nudo con coraggio i loro limiti, le loro difficoltà che vanno ad accentuarsi in un sistema scolastico che loro sentono ormai distante e con servizi non adeguati.
Ma la fragilità non è sinonimo di arrendevolezza, e questo gli studenti lo hanno fatto capire molto bene. «Noi non ci arrendiamo e continueremo a lottare e far sentire la nostra voce», hanno concluso dicendosi pronti a nuove mobilitazioni sul territorio.
Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi








