Belluno, la protesta degli ex operaidella Roni: "Non ce la facciamo"

In attesa della cassa integrazione dopo il fallimento della ditta, gli ex dipendenti vivono con un sussidio di 5-600 euro al mese. "Sono arrivato al punto da non pagare più l’affitto, altrimenti come faccio a mantenere mia moglie e i miei figli", racconta uno di loro
BELLUNO.
«Cinquecento - seicento euro al mese. Come si fa a vivere con questi soldi quando abbiamo un affitto di 500 euro? Sono arrivato al punto da non pagare più l’affitto, altrimenti come faccio a mantenere mia moglie e i miei figli?». Falliscono le aziende e gli operai restano a casa, a fare i conti con un salario che praticamente non c’è.

La storia che raccontiamo è quella di due operai della Roni di Mas, fallita alcuni giorni fa. Sono venuti in redazione per spiegare tutta la loro preoccupazione, la rabbia, l’incertezza per il futuro.

«Siamo in cassa integrazione straordinaria» dicono.

In realtà la cassa integrazione non è ancora partita e dal 7 aprile percepiscono una specie di acconto, tra i 500 e i 600 euro, che viene dato grazie ad una convenzione tra le banche e la Provincia. I soldi vengono anticipati dalle banche in attesa che venga definita la pratica della cassa integrazione, e cioè che venga emesso il decreto e soprattutto che arrivino i soldi. Non cifre alte, beninteso. Si tratta di 700-800 euro, sempre meglio dei 500 di adesso. Ma questi operai, come gli altri 55 che si trovano nella stessa situazione, avevano firmato un accordo, ad aprile, per cui avrebbero dovuto ricevere prima mille euro, poi altri 1000 a giugno, quindi duemila a luglio. Il 10 luglio è passato e i soldi non sono arrivati. Nel frattempo è arrivata invece la notizia del fallimento.

Valerio Costa, Fillea Cgil, che segue da vicino le vicende della Roni e anche quelle della Vanz, fallita anch’essa nei giorni scorsi, ricorda alla proprietà che l’accordo è stato firmato dalle parti e che ora deve essere rispettato. «Quei duemila euro devono arrivare» sottolinea. «Se l’azienda è fallita, la colpa non è certo dei lavoratori».

Sono pochissimi, dei 55 in cassa integrazione, quelli che hanno trovato un altro lavoro. Anche di questo si lamentano i due ex operai Roni: «Abbiamo fatto domande dappertutto. Se a dicembre avessi saputo che l’azienda aveva difficoltà, che non riusciva ad andare avanti, adesso sarei a posto, mi avevano proposto un lavoro a Conegliano. Ma siccome ero con Roni da anni, ho preferito rimanere. Bella fregatura».

E’ stato proprio a dicembre che gli operai hanno cominciato ad avere sentore che c’erano problemi, quando si sono verificati i primi ritardi degli stipendi.

Ed ora il fallimento appena dichiarato, complica ancora di più la situazione, anche per la cassa integrazione. L’azienda deve cambiare motivazione con cui è stata chiesta la prima volta. E intanto gli ex dipendenti aspettano. La crisi continua a mordere ed è la disoccupazione il vero problema, anche dove si parla di piccola ripresa (non è il caso dell’edilizia) questa non riguarda ancora l’aumento degli occupati.

Intanto altre aziende collegate a Roni guardano con preoccupazione al futuro. «Si tratta di poche persone - spiega ancora Costa - ma non sanno che fine faranno, se il lavoro continuerà». O se si troveranno con poche centinaio di euro al mese

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