Belluno, Ascom si smarca sulla vigilanza «Ognuno faccia il suo mestiere»

BELLUNO. Schei non ce ne sono. E se anche ci fossero, alla vigilanza privata per i locali pubblici non deve certo pensarci l’Ascom. Il presidente Paolo Doglioni sembra anche abbastanza seccato, perché le istituzioni cittadine gli vorrebbero appioppare una patente di addetto alla sicurezza notturna, che non può permettersi. Prefettura e Comune di Belluno dovranno continuare ad affidarsi a chi lo fa di professione e, dunque, la polizia, i carabinieri e anche i vigili urbani. Ognuno faccia bene il proprio mestiere, anche perché con i 3 mila euro messi a disposizione da Palazzo Rosso «si può organizzare al massimo una cena», frena il numero uno dei commercianti.
Ascom si smarca, malgrado il primo impulso alla vigilanza privata fosse partito da Antonello Lapenta, uno dei titolare dell’Astor, che l’ha già sperimentata con successo, ma più in funzione anti Covid-19 che di ordine pubblico, per disciplinare gli ingressi e garantire il distanziamento sociale: «Non è compito nostro garantire l’ordine pubblico in città», avverte Doglioni, «dopo di che non ci sono nemmeno le risorse per organizzare un’operazione di questo tipo. Noi di soldi non ne tiriamo fuori, in compenso il Comune di Belluno pensa che per risolvere il problema delle risse possano bastare 3 mila euro. Sarebbe come dire: eliminiamo la fame nel mondo con un milione di euro. Impossibile, come si può facilmente immaginare».
Insomma, chi vorrà i vigilantes dovrà arrangiarsi con i propri risparmi: «Noi abbiamo le quote dei nostri associati», riprende Doglioni, «ma abbiamo delle altre emergenze da risolvere e non credo che sarebbero contenti, se utilizzassimo quel denaro, per prendere un’iniziativa come quella che ci viene prospettata. Doglioni non può certo mettesri a fare il carabiniere, ma nemmeno il medico e qualsiasi altro lavoro che non sia il suo».
Eppure nel comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico dell’altro giorno c’è stata una sorta d’investitura, quasi honoris causa: «Non nascondo di essere un po’ infastidito per questo. Non capisco davvero perché si deleghi ad Ascom una mansione che deve svolgere qualcun altro. Noi abbiamo a cuore decoro e tranquillità della nostra città, ma non possiamo sostituirci alle forze di polizia».
Doglioni vede un pericolo macchia d’olio: «Metti che accettiamo un incarico del genere, anche i sindaci degli altri paesi possono sentirsi autorizzati a chiederci di fare lo stesso. Non siamo in grado di accettare per il capoluogo, figurarsi anche per il resto della provincia. Ognuno faccia il proprio mestiere».
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