Barista preso per il collo: stangato il cliente

Lozzo. L’uomo era già alterato e voleva da bere e anche soldi. Ha telefonato lui stesso ai carabinieri

LOZZO. Prende per il collo il barista perché non solo non gli serve da bere, ma si rifiuta di dargli i 50 euro richiesti. Portato in tribunale per tentata rapina, un 47enne di Lozzo, I.F., è stato condannato con rito abbreviato a 11 mesi di reclusione e mille euro di multa. Il giudice Coniglio è stata più severa del pubblico ministero Sartorello, che aveva chiesto 10 mesi e 200 euro per l’imputato difeso dall’avvocato De Vecchi. I fatti sono del 21 febbraio dell’anno scorso. Secondo la ricostruzione dei carabinieri della Compagnia di Cortina, è pomeriggio quando il cadorino entra al bar Commercio da Cice, nella centralissima via Roma. Ha già bevuto; l’uomo che sta dietro il bancone non ha alcuna intenzione di servirgli degli altri alcolici, che peggiorebbero inevitabilmente una situazione già abbastanza compromessa.

I due si conoscono da diverso tempo, ma probabilmente non sono in grado di immaginare quello che sta per succedere, tanto meno i successivi sviluppi sul piano giudiziario.

La successiva richiesta del cliente si sposta sui soldi e, per avere una banconota da 50 euro, mette un braccio intorno al collo del barista, che non ha alcuna intenzione di darglieli.

I.F. si allontana e sembrerebbe finita lì, senza particolari conseguenze, al di là del fastidio o della preoccupazione. Ma da quanto risulta agli atti, sarà proprio lui a chiamare i carabinieri, non il gestore del locale che qualche buon motivo ce l’avrebbe. Forse il cadorino si sente vittima di un’ingiustizia, perché vorrebbe una birra o qualcos’altro e non gliela danno. Sta di fatto che sul posto arriva la pattuglia in servizio di Vigo di Cadore, dopo la telefonata al 112 per quella che, sostanzialmente, è stata un’autodenuncia.

I militari si rendono conto che l’uomo è alterato e lo invitano ad andarsene, cosa che succede senza opporre resistenza. Ma quella che tecnicamente è una tentata rapina fa aprire un fascicolo. I.F. è finito a processo e il suo difensore l’ha indirizzato verso il rito abbreviato, che è stato celebrato ieri mattina. Non c’è stato bisogno di sentire testimoni e tutto si è svolto sulle carte del pubblico ministero, prevedendo lo sconto di un terzo sulla pena. Devono aver pesato i precedenti penali sulla richiesta del pubblico ministero e soprattutto sulla sentenza.

Gigi Sosso

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