Baretta sulla prevenzione «Ritardi imperdonabili»

Il sottosegretario all’Economia e finanze riconosce che bisogna fare di più nella lotta al dissesto idrogeologico e per gli interventi antisismici
LONGARONE. Molta strada è stata fatta nella gestione dell’emergenza, il volontariato si è strutturato e il corpo di Protezione civile opera in maniera professionale. Ne resta da percorrere, invece, quando si affronta il tema della ricostruzione. Perché è fondamentale «trovare il giusto equilibrio fra il ruolo dello Stato e delle comunità locali». Il sottosegretario all’Economia e finanze Pierpaolo Baretta ha raccolto gli appelli dei sindaci e ha dato una prima risposta alle loro richieste. «Di sicuro non c’è alternativa al ruolo dei sindaci», ha spiegato Baretta. «Ma bisogna capire quanto possiamo semplificare le procedure quando si parla di ricostruire un paese distrutto». I tempi comunque sono maturi, secondo il sottosegretario, per affrontare il tema.


Baretta è giunto a Longarone per portare la voce del governo alla tavola rotonda organizzata al centro culturale nell’ambito delle cerimonie per il 54° anniversario del disastro del Vajont. Ha iniziato con un ricordo delle vittime, dei superstiti e un omaggio ai soccorritori e ha aggiunto che ogni disastro diventa un’opportunità, per il Paese, per crescere. «Sono stati fatti molti passi avanti nel modo di gestire un’emergenza», ha aggiunto. «Il volontariato si è organizzato e opera in maniera professionale, il corpo di Protezione civile è stato strutturato. Si stanno facendo progressi anche nell’assegnazione dei ristori, pensiamo ai finanziamenti per ricostruire le seconde case ad Amatrice. Un passaggio che non è stato facile. Sta maturando un approccio nuovo: di fronte a tragedie di questo tipo bisogna avere una visione più ampia di quella burocratica».


La ricostruzione.
«Subito», ha affermato Baretta. «Il modello da seguire, concordo, è quello adottato dopo il terremoto del Friuli: prima il lavoro, poi le case e infine le chiese e i monumenti. Se non c’è il lavoro, mancano le persone che chiedono la casa per essere residenti. E bisogna ricostruire assolutamente un paese dov’era: una comunità non può lasciare la sua terra». Per quanto riguarda invece il come ricostruire, Baretta ha invitato a riflettere: «La vocazione di un territorio può cambiare con il tempo».


Più investimenti per la prevenzione.
Se tante cose sono migliorate, in Italia, Baretta non nasconde le mancanze. «I nostri ritardi sulla sistemazione preventiva del territorio sono imperdonabili», ha ammesso. «Dobbiamo fare un salto di qualità per quanto riguarda il dissesto idrogeologico, la prevenzione sismica».


Nel Paese sta crescendo una nuova sensibilità ambientale, fattore positivo per cambiare l’approccio alla gestione del territorio: «Facciamo leva su questo», ha concluso il sottosegretario. «Facciamo sì che la ricostruzione prosegua non solo in termini quantitativi ma anche qualitativi, trasformando l’emergenza in opportunità».


Alessia Forzin


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