Azienda Feltrina: il bilancio è in rosso ma per il futuro c’è cauto ottimismo

Riapre il Centro diurno e si recuperano posti in Casa di riposo

Preoccupano le persone rimaste senza lavoro causa Covid

Laura Milano

FELTRE Si guarda al futuro dell’Azienda servizi alla persona e al bilancio previsionale con cauto ottimismo, tenuto conto che il disavanzo dell’anno orribile della pandemia è di mezzo milione di euro e che il Comune dovrà dare una mano per 55 mila euro. E l’utile della farmacia, granaio dei servizi sociali endemicamente in perdita, ha prodotto 400 mila euro con un calo del fatturato, rispetto al precedente esercizio finanziario, attestato fra l’8 e il 10 per cento.

A fronte di una “previsione di perdita”, come definita dal sindaco Paolo Perenzin al consiglio comunale di ieri, ci sono però delle buone premesse. «Fra tutti i servizi in capo all’azienda si conta già su un attivo di oltre 31 mila euro», ha esordito Perenzin. «Da gennaio sarà riaperto il Centro diurno la cui chiusura causa pandemia ha comportato una perdita di 271 mila euro. Sono in attivo la Parafarmacia di Busche con 11 mila euro e la Rsa di Cesiomaggiore con 19 mila euro, mentre i posti lasciati vuoti dagli ospiti della casa di riposo di Feltre che avevano toccato quota “meno 26” sono stati progressivamente rioccupati e adesso di freddi ce n’è solo una decina. L’obiettivo è quello di arrivare a regime già nel mese di febbraio, ma siamo già d’accordo con l’azienda municipalizzata, con il nuovo direttore Paolo Piazza e con la presidente Margherita Rosato che ci venga prodotta una relazione mensile sui centri di costo per non incorrere negli errori del recente passato gestionale».

Fra le nuove criticità emerse soprattutto a seguito della pandemia, ci sono quelle della disoccupazione che coinvolge persone deboli (quelle in età matura ma non ancora pensionabile), la necessità di offrire un alloggio decoroso a chi vive ai margini, e quelle degli aiuti strutturali. Su questi aspetti si è soffermata l’assessora alle politiche sociali Giorgia Li Castri che nel lungo elenco della problematicità sociali, ha annoverato anche i gestori di esercizi commerciali che fra chiusure e riduzioni di orario sono stati duramente colpiti e ora chiedono aiuto ai servizi, gli anziani con pensione minima per i quali si rende necessaria l’integrazione di retta nelle case di riposo, «un fenomeno in aumento che necessariamente chiama in causa anche i familiari per l’eventuale utilizzo dei risparmi accantonati dal vecchio congiunto per il quale è richiesta l’accoglienza in Rsa», ha detto Li Castri.

E gli ospiti di strutture di riconversione psichiatrica «che devono essere accolti nelle case di riposo e che magari non hanno né la minima, non avendo ancora raggiunto l’età pensionabile, né l’indennità di accompagnamento per invalidità».

Sulla crisi sociale e sulla necessità di fare fronte comune a vantaggio delle tante situazioni di fragilità familiare, non hanno eccepito nemmeno i consiglieri di minoranza. Michele Balen che insieme a Nadia Forlin si è astenuto dall’approvazione del bilancio previsionale, ha detto che «il segno rosso davanti alla gestione povertà è tollerabile purché si trovino gli strumenti per poterla sostenere». E gli strumenti possono essere ricercati anche nelle strategie di marketing. Quelle prospettate dal collega Ennio Trento. «Se la cassaforte di famiglia municipalizzata è la farmacia, è qui che bisogna investire per incrementare il fatturato», ha detto Trento.

Che ha consigliato la “farmacia virtuale”. «Perché non proporre online i prodotti da banco analogamente a quanto fanno tante altre farmacie italiane? Questa può essere una strada percorribile per sostenere ulteriormente le vendite. Come quella di installare un banco automatico esterno con un’ampia gamma di prodotti da ritirare giorno e notte».

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