Autonomisti pronti al ricorso in Europa per la Provincia

BELLUNO. «Il ministro Delrio è stato di una franchezza unica, De Menech e Bressa assolutamente no». È polemico Sergio Martini, vicepresidente del Movimento degli autonomisti, Bard. Lo interrompiamo mentre discute con un cliente, nel suo negozio di Auronzo. Sta spiegando, a chi gli sta di fronte, che «il ministro è venuto a dirci che Trento e Bolzano ce l’hanno messa in quel posto quanto allo strapotere economico, e che lui è costretto a raddoppiare concedendoci solo la provincia di secondo grado». La discussione era nata dalla constatazione che i treni di Bolzano si permetteranno non solo il wifi, ma anche il tessuto in loden. In Cadore, invece, i treni è perfino difficile farli arrivare.
Ma dove sta la non trasparenza dell’on. De Menech e dell’ex sindaco Bressa? «Delrio ha avuto il coraggio di dirci la verità, e di questo non siamo stati né sorpresi né delusi, perché la conoscevamo di già; i nostri bellunesi, invece, ci hanno indorato la pillola, parlando degli emendamenti al provvedimento di legge sulle province, ma facendo capire loro stessi che si tratta di aria fritta».
Perché? Martini quasi s’arrabbia alla domanda. La Provincia di Belluno, a suo avviso, deve essere tale, come è sempre stata: un ente di primo grado, eletto direttamente dal popolo, con piene ed autonome funzioni. Diversamente? È un baraccone. Da qui la conferma, dopo l’incontro con il rappresentante del governo, di un ricorso all’Unione europea, supportato da tutte le possibili istituzioni, contro quelli che secondo Martini sono “veri e propri aiuti di stato” concessi da Roma a Trento e Bolzano.
Lotta dura senza paura, come si augura il governatore Luca Zaia. Sì, risponde Martini, lotta dura senza soluzione di colpi. E questo il movimento è andato a sostenere a Danta, l’altra sera, incontrando il sindaco Menia, la giunta e brindando in piazza con i cittadini.
E lo stesso dirà in giro per la provincia, nelle numerose tappe di un interminabile pellegrinaggio, che continuerà il 21 dicembre a Rivamonte. Sul versante opposto, tuttavia, non si sta con le mani in mano.
L’on. De Menech si è impegnato, fin da subito, a denunciare le contraddizioni di chi la pensa in modo diverso. «A Belluno Giovanni Piccoli vuole la provincia elettiva, a Roma Forza Italia non vuole nemmeno che passi la specificità dell’art. 1; a Belluno gli Industriali dicono che è troppo poco, a Milano Il sole 24 ore scrive che è già troppo», fa sintesi il parlamentare del Pd. «Il senatore Piccoli, dopo aver guidato per anni da sindaco il consorzio dei comuni, dopo essere stato da sindaco il vice-presidente della Provincia, proprio quella provincia che si è fatta commissariare per le liti fra Lega e Forza Italia, ora diventa il grande paladino delle elezioni dirette; ma Forza Italia come si comporta in Parlamento?».
De Menech precisa che questo suo intervento non vuole essere un attacco al senatore Piccoli. «Vuole essere invece un appello alla politica provinciale di unità e lavoro di squadra. La maggior parte del Parlamento vuole abolire le province, vuole commissariarle tutte immediatamente, molti parlamentari di tutte le forze politiche vivono come un privilegio gli emendamenti che rendono speciali le provincie montane come la nostra». Secondo De Menech, oggi dobbiamo fare quadrato per portare a casa questo primo risultato, e continuare a lavorare da domani nel percorso che deve portare la nostra provincia a diminuire il differenziale di trattamento fra noi e le province autonome.
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