Arrestato il gioiellere Alberto Verni

Il 65enne di Riccione è ritenuto la mente di un’organizzazione che occultava capitali. Denunciata la moglie cortinese
Di Marco Ceci

CORTINA. Sequestri in pieno centro a Cortina, venerdì mattina, nell’ambito dell’operazione denominata “Perla di Cristallo”, condotta dalla Guardia di Finanza di Rimini e che ha portato le Fiamme gialle a disarticolare un’organizazione criminale economico-finanziaria. Operazione che ha portato anche alla denuncia a piede libero di una donna del centro ampezzano.

Venerdì, alle prime luci dell’alba, gli uomini della Guardia di Finanza hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di due imprenditori e un maresciallo delle stesse Fiamme gialle.

In manette la persona che viene ritenuta la mente del gruppo, il 65enne Alberto Verni, noto gioielliere di Riccione, attivo nel settore dei preziosi e centri benessere a Riccione, Cortina D’Ampezzo (dove è molto conosciuto), Pesaro, Fano e Calcinelli di Saltara; il socio collaboratore, Mirko Tonelli, un imprenditore di Fano, oltre al maresciallo della Guardia di Finanza. Denunciati a piede libero, invece, un ex direttore di banca e le mogli dei due imprenditori arrestati, tra le quali figura per l’appunto la signora Verni, di Cortina. Ai due imprenditori e al bancario la Gdf contesta, oltre alla frode fiscale, anche l’associazione per delinquere per falso e appropriazione indebita.

Uno spunto all’indagine parte con il commissariamento Carim nel 2009, durante il quale Bankitalia segnala una serie di finanziamenti anomali, tra cui anche quello all’imprenditore di Riccione, che fino al 2009 ha società che dichiaravano redditi di un massimo di 18 mila euro e un reddito personale di 6 mila 300 euro annui.

Il nome dello stesso imprenditore di Riccione nel 2009 spunta nella lista dei un’altra inchiesta, denominata “Re Nero”, su trasferimenti di denaro dall’Italia a San Marino.

Gli accertamenti hanno consentito agli inquirenti di scoprire un complesso intreccio societario ideato per sottrarre i redditi provenienti dalle attività commerciali alla tassazione e portarli a San Marino attraverso una società di diritto sammarinese costituita appositamente sul Titano. I soldi del gioielliere arrivavano nelle banche di San Marino grazie a “spalloni” in contanti e direttamente versati sul conto della società sammarinese, poi ritornavano in Italia sotto forma di pagamenti di merce, preziosi e pezzi di antiquariato, acquistata dalla società sammarinese presso le società italiane del riccionese. E tutto questo giro si basava su fatture false.

I finanzieri, coordinati dal sostituto procuratore Gemma Gualdi, hanno eseguito anche un sequestro per equivalente di oltre 2 milioni 161 mila euro, tra beni mobili (un appartamento di pregio a Riccione) e quote societarie delle quattro facenti capo al gioielliere tra Riccione e, appunto, Cortina.

A collaborare con i colleghi di Rimini anche gli uomini del nucleo di polizia tributaria di Belluno, che nella prima mattinata di venerdì hanno perquisito le due gioiellerie (la più piccola utilizzata prevalentemente come luogo di esposizione) di proprietà di Alberto Verni, entrambe locate in Corso Italia.

Le Fiamme gialle hanno poi provveduto a sequestrare un’autovettura di proprietà del Verni, un’Audi Q5 che si trovava presso l’abitazione cortinese del gioielliere. Eseguito anche il sequestro per equivalente del capitale sociale della srl che gestisce le due gioiellerie cortinesi, che rimangono però aperte.

Per i beni sequestrati nel corso dell’operazione della Guardia di Finanza è stato nominato un amministratore giudiziario nominato dal tribunale di Rimini. Spetterà a lui, quindi, eseguire la valutazione delle proprietà cortinesi da riferire al giudice.

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