Apre un macello per ovicaprini e selvaggina

Tambre. Lo stesso funzionò per qualche anno e poi chiuse; e ora a riprovarci è il medesimo allevatore
20081210-CONVERSANO(BA) - DIOSSINA: TARANTO; COMINCIATO TRASPORTO PECORE DA ABBATTERE. Il macello di Conversano (BA) dove sono state trasportate le pecore malate di Taranto, risultate contaminate dalla diossina. Gli animali, circa 1600, saranno abbattuti probabilmente nella giornata di domani. E' cominciato il trasporto al macello comunale di Conversano (Bari) delle 1600 allevate in otto masserie tra Taranto e Statte e risultate contaminate dalla diossina, prodotta da stabilimenti dell'area industriale. Le pecore saranno abbattute nelle prossime ore, probabilmente domani, su disposizione della Regione Puglia. Secondo le analisi eseguite dall'Azienda sanitaria locale, gli animali avrebbero assunto veleno e le loro carni risulterebbero contaminate. Gli allevatori saranno risarciti con un plafond di 160mila euro: ogni animale contaminato e abbattuto vale circa 133 euro lordi. ANSA/Luca Turi/DC
20081210-CONVERSANO(BA) - DIOSSINA: TARANTO; COMINCIATO TRASPORTO PECORE DA ABBATTERE. Il macello di Conversano (BA) dove sono state trasportate le pecore malate di Taranto, risultate contaminate dalla diossina. Gli animali, circa 1600, saranno abbattuti probabilmente nella giornata di domani. E' cominciato il trasporto al macello comunale di Conversano (Bari) delle 1600 allevate in otto masserie tra Taranto e Statte e risultate contaminate dalla diossina, prodotta da stabilimenti dell'area industriale. Le pecore saranno abbattute nelle prossime ore, probabilmente domani, su disposizione della Regione Puglia. Secondo le analisi eseguite dall'Azienda sanitaria locale, gli animali avrebbero assunto veleno e le loro carni risulterebbero contaminate. Gli allevatori saranno risarciti con un plafond di 160mila euro: ogni animale contaminato e abbattuto vale circa 133 euro lordi. ANSA/Luca Turi/DC

TAMBRE. Torna il macello in Alpago. Una struttura era sorta alcuni anni fa, ma poi per problemi economici aveva chiuso i battenti costringendo gli allevatori della zona e dell’intera Valbelluna a riferirsi alla vicina pianura trevigiana oppure nel Friuli Venezia-Giulia con conseguente aumento dei costi anche solo del trasporto degli animali.

Da qualche tempo, però, visto anche il successo del presidio slow food dell’agnello dell’Alpago, a Tambre un allevatore (lo stesso che aveva aperto qualche anno fa per poi richiudere) ha deciso di ritentare la sorte, in considerazione proprio del fatto che il mercato dell’agnello inizia ad essere fiorente. E così ha rimesso a nuovo la vecchia struttura che proprio in questi giorni il servizio veterinario dell’Usl n. 1 ha sottoposto a tutti gli accertamenti normativi e sanitari del caso. Il macello di piccole dimensioni rappresenta per l’Alpago e per gli allevatori di ovicaprini un’importante struttura che permetterebbe di fare praticamente “in casa” la macellazione abbattendo i costi. Ma per le sue dimensioni il macello si configura come una struttura esclusivamente per la macellazione di pecore, capre e anche selvaggina che venga poi destinata alla commercializzazione.

Attualmente, il cacciatore quando abbatte un solo capo può cederlo direttamente al dettagliante o tenerlo per consumo privato, ma se i capi sono molti, serve una struttura apposita per la macellazione.

Il macello deve rispettare i requisiti comunitari, deve avere percorsi specifici per il controllo e la gestione dei capi. Una volta ucciso, l’animale viene ispezionato dal punto di vista veterinario e poi diviso in tre parti al massimo. L'Usl deve dare parere di congruità alle norme che va trasmesso a Venezia che assegna un numero di riconoscimento sulla cui base l’Usl rilascia il decreto di riconoscimento del macello. (p.d.a.)

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