Altolà ambientalista sul collegamento Comelico-Pusteria
Mw pronta a portare il caso alla ribalta sui media nazionali «Il progetto causerebbe danni irreparabili al territorio»

COMELICO SUPERIORE. Scontro senza precedenti quello in atto sul collegamento tra l’Alto Comelico e la Val Pusteria. Il progetto, finanziato dal fondo per i Comuni di confine, e considerato il fiore all’occhietto dei più recenti programmi contribuiti da Bolzano e da Trento, ha ricevuto in queste ore l’altolà degli ambientalisti di Mountain Wilderness, che lo contestano per il suo impatto ambientale e sono pronti all’opposizione più dura in ambito politico, amministrativo e giudiziario, trasformandolo, fra l’altro, in un caso che porteranno presto all’attenzione dei media nazionali.
«È un progetto che provocherebbe danni irrecuperabili per quel territorio, che interessa zone Natura 2000 (SIC, ZPS) e Dolomiti Unesco», affermano in una nota gli ambientalisti, «in un contesto di cambiamento climatico ormai drammaticamente evidente, investire sulla monocoltura dello sci, per lo più a quote medio basse (Padola è 1200 m, la cima dei Colesei 1900,
ndr
), non è sicuramente un modo lungimirante per spendere cifre rilevantissime di soldi pubblici».
«L’aspetto per noi più sconcertante», affermano Luigi Casanova e Franco Tessadri, dirigenti trentini del movimento, «è che la Provincia di Bolzano, che si fa vanto di gestire il proprio territorio in modo assolutamente sostenibile e attento alla conservazione ambientale, sotto le pressioni del consorzio 3 Zinnen Dolomites di San Candido, accetti di farsi complice di un’azione puramente speculativa destinando fondi pubblici per alterare profondamente un’area fuori dai propri confini, cioè il Comelico; davvero una bella dimostrazione di coerenza...».
Per Casanova e Tessadri si tratta di un progetto devastante, con un impatto paesaggistico enorme; un progetto peraltro costosissimo, da ben 44 milioni di euro, di cui 26 finanziati appunto dalla Provincia di Bolzano attraverso il fondo per i Comuni confinanti.
«L’operazione non è ovviamente di beneficenza a favore della provincia di Belluno, ci mancherebbe altro. Si tratta infatti solo di una partita di giro: i progettisti, le imprese che opereranno e chi costruirà poi gli impianti saranno tutti della Provincia di Bolzano».
Al Comelico, secondo gli ambientalisti, resteranno così una montagna sventrata, un paesaggio deturpato, piste a bassa quota con difficoltà di innevamento e conseguente ripercussione sulle risorse idriche. Elevato sarà anche il rischio di bilanci in rosso, a causa degli alti costi di gestione, che la Regione Veneto sarà chiamata poi a sostenere con continui rifinanziamenti annuali. Insomma, scenari che definire cupi è già poco.
«Stupisce che anche le comunità locali e le Regole, che dovrebbero essere i guardiani del territorio, o almeno questo si vantano di essere, accettino queste proposte che vengono dall’esterno», insiste la nota diffusa dai vertici nazionali di MW, «incuranti degli effetti devastanti a tempi lunghi, ma disposti ad accettare praticamente tutto pur di avere qualche piccolo beneficio immediato, qualche indotto minore, in pratica una specie di carità pagata a caro prezzo».
C’è il rischio, infatti, che a queste condizioni salti anche il riconoscimento Unesco. In alternativa Mountain Wilderness propone uno sviluppo turistico «davvero sostenibile» : la tutela dell’ambiente, del paesaggio e della natura; la realizzazione di percorsi storici, culturali e naturalistici che portino il turismo sui luoghi rilevanti: le “vie della transumanza”, le “vie dei pellegrinaggi a Luggau”, gli itinerari dell’archeologia forestale, i sentieri ciclo-pedonali delle malghe e degli alpeggi; i tracciati e i siti teatro degli eventi della Grande Guerra; la valorizzazione del ciclo turismo e dei percorsi enogastronomici, estivi ed invernali, con una rete di sentieri percorribili anche con le ciaspole; una rete di strutture agrituristiche che valorizzino nel modo più completo l’agricoltura di montagna e anche la vendita di prodotti tipici locali.
« Stiano bene attente le Regole del Comelico», è la conclusione di Mountain Wilderness, «poiché si stanno assumendo la responsabilità di fare delle scelte che saranno definitive: da una parte grandi interventi di capitali esterni che in pochi anni dimostreranno la loro inutilità, dall’altra la costruzione di un futuro per le comunità locali in sintonia con un turismo rispettoso che non lascerà piste vuote e scheletri di acciaio».
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