Allarme siccità, Belluno tra le zone a rischio
Per i laghi di montagna sarà un altro anno di passione, cioè di svuotamenti totali. «Dal 2003 al 2006 abbiamo avuto tre anni siccitosi», dice Giuseppe Romano, presidente del Consorzio irriguo Brentella, che pesca dal Piave all'altezza di Pederobba. «Se continua così, quest'anno saremo al quarto anno di fila. Emergenza? L'emergenza è ormai diventata la normalità». Però siccità è parola grossa. A guardare i dati oggettivi, le cose non stanno ancora così.
Renzo Scussel, dirigente dell'unità operativa di idrologia e idrometria dell'Arpav, fotografa una situazione diversa. Diciamo, più articolata. Stupirà sapere che nei primi 70 giorni dell'anno le precipitazioni sul bacino del Piave sono risultate del 50 per cento superiori alla media. In pianura il deficit è maggiore, ma sul Piave siamo a 150 millimetri, mentre la media è di 100. In Cansiglio, addirittura, sono caduti 285 centimetri contro i 155 della media. I dati sono contenuti nel rapporto all'Autorità di bacino datato 22 febbraio. L'aggiornamento al 12 marzo non sposta una virgola. Se però prendiamo in esame il periodo ottobre 2006-marzo 2007, allora siamo al 24 per cento in meno. Comunque non eccezionale: «La situazione attuale ha un tempo di ritorno di tre anni», chiarisce Scussel. Vuol dire che esiste una elevata probabilità che si ripeta a breve: se fosse eccezionale, diremmo che «succede ogni cento anni».
E allora qual è il problema? La neve. E' quella la vera formidabile riserva. Perché si scioglie lentamente, e quindi non va persa. Rimpingua i laghi alpini, che quindi possono sperare di avere una buona riserva. Quanta neve? La data di riferimento è il 15 aprile. La media negli ultimi 50 anni (bacino del Piave) è di 300 milioni di metri cubi. Nel 2003 erano stati 240, nel 2004 440, nel 2005 115, nel 2006 300. Per il 2007 bisognerà aspettare il 15 aprile. Di solito in marzo e aprile nevica e piove: di media in marzo 60 millimetri, in aprile 120. Sì, avete letto bene: nel 2005-2006 la neve era «in media». Ma non aveva nevicato tanto? No, non più di altri anni. Solo che era nevicato presto, e la neve era rimasta a terra a lungo. Ci era sembrato che avesse nevicato di più. Sbagliato, abbiamo solo sciato di più. Aveva nevicato di più nel 2004, ma chi se lo ricorda. Quest'anno no, quest'anno è diverso: ai primi di marzo siamo al 70 per cento della norma, però in linea col 2005 e col 2006.
Attenzione. Questo vuol dire che anche quest'estate avremo di nuovo i laghi alpini vuoti. Solo nel 2004 i livelli erano rimasti alti, grazie all'abbondanza di neve. C'era acqua e non c'è stato problema con i laghi. Quando si parla di laghi, si intendono Santa Croce, Centro Cadore e Mis. Gli altri sono poca cosa. In tutto fanno 180 milioni di metri cubi di acqua. L'agricoltura tra giugno e agosto succhia 100 metri cubi al secondo. Dunque l'Enel che gestisce i bacini è costretta a rilasciare acqua in quella quantità. In questi giorni nei laghi ci sono 90 milioni di metri cubi. «Mi auguro che piova il necessario per tutti e che si inverta la situazione di oggi», dice Giuseppe Romano. Però è solo una speranza.
La cosa certa è che le alternative possibili non sono pronte. La prima si chiama trasformazione della rete irrigua. Passare dalle «canalette» agli impianti a pioggia o «puntuali» permetterebbe di risparmiare il 50 per cento di acqua. Il problema? Costa. Cinque milioni di euro ogni mille ettari. Solo il Consorzio Brentella ha trasformato 20 mila ettari su 32 mila. Per coprire gli altri 12 mila servono 60 milioni di euro. Ed è solo il Brentella. Con gli altri consorzi si arriva a 150 mila ettari. Un'impresa. «Noi la nostra parte la facciamo», dice Romano, «negli ultimi 5 anni abbiamo trasformato 4000 ettari». La seconda soluzione è stoccare l'acqua nelle cave esaurite. Riempirle in inverno e attingere in estate. Insomma, grandi laghi di pianura. «Basterebbe», dice Romano, «una piccola norma che imponga di recuperare le cave esaurite come bacini irrigui». Dopo anni di discussioni, a che punto siamo? Più o meno a zero: solo in questi giorni la Regione ha affidato l'incarico per uno studio di fattibilità. Poi è stata individuata una cava a Colle Umberto per 1 milione di metri cubi. Una goccia.
«Ci vuole più coraggio», commenta caustico Romano, «qui si naviga a vista. Bisogna prendere atto che si deve fare qualcosa, la situazione è critica». «Usare le cave dismesse e cambiare gli impianti», concorda Sergio Reolon, presidente della Provincia di Belluno, «è urgentissimo. L'unica strada è una svolta strutturale». Su Piave e affluenti vale, per legge, il «deflusso minimo vitale» (la quantità d'acqua necessaria per non uccidere il fiume). Ma in caso di siccità l'Autorità di bacino può derogare? Sì, anche se finora non l'ha mai fatto (e la Provincia ha fatto ricorso al Consiglio di Stato contro questa possibilità). Dal 2001 il deflusso minimo è però ancora «sperimentale».
Quanto ai laghi, possono essere abbassati fin che si vuole. Non c'è un «livello minimo dei laghi». «Nel 2001 tra Provincia, Autorità di bacino e ministero Lavori pubblici avevamo concordato di introdurlo. Ma fu bloccato dall'allora assessore regionale Giorgetti che non voleva saperne», dice Reolon. Poi non se n'è mai più parlato.
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