Abuso di alcol: allarme rosso

In forte espansione anche la dipendenza da gioco
BELLUNO. E’ allarme rosso per il consumo di alcol. A lanciarlo è il responsabile del Sert dell’Usl n. 1, Alfio De Sandre. «Sappiamo che nel bellunese l’età media di approccio agli alcolici è la più bassa, pari cioè a 11,5 anni. D’altra parte per cultura, il consumo di sostanze come vino o birra o superlalcolici è diffuso e abbondante da sempre. La cosa però, che deve far riflettere e deve spingerci a muoverci molto presto, è che, se una volta l’abuso di alcolici avveniva soltanto nel week end, adesso si registra in tutto l’arco della settimana. Questo per gli adulti. Per i giovani, invece, si sta diffondendo il “bringe drinking” cioè il bere per sballare, con abuso nel week end. Attualmente al Sert di Belluno sono in cura circa 120 persone, «un dato pressochè stabile nel tempo», dice De Sandre. «A queste si aggiungono i 240 pazienti che ogni anno sono ricoverati all’ospedale di Auronzo, dove però l’80% viene da fuori Usl. In diminuzione l’età media dei pazienti che dai 50 anni degli anni scorsi è scesa ai 40 attuali». Contro l’alcol la terapia dura tutta la vita attraverso gli Acat e i 60 club della provincia. «Abbiamo il miglior rapporto tra numero di club e abitanti di tutta Italia», ci tiene a precisare De Sandre, «che è pari a un club ogni 3400 persone.


Si pensi che in Campania, ad esempio, il rapporto è uno a 200.000. Questo significa che chi ha bisogno, può trovare in tutto il territorio una struttura a cui fare riferimento, non è lasciato solo». Per questo l’appello lanciato dal direttore del Sert è di non abbassare mai la guardia. Anzi. «Sia contro la droga che contro l’alcol, importante non è solo la prevenzione primaria e l’informazione, ma anche i controlli da parte delle istituzioni preposte», dice De Sandre che precisa: «Anche solo vedere una auto della polizia o dei carabienieri girare in determinate zone può fungere da deterrente, anche i blitz dell’altro giorno sono utili», dice il medico riferendosi all’operazione antidroga avvenuta l’altro ieri ai giardini cittadini e al piazzale della stazione.


Resta poi da analizzare il fenomeno della dipendenza dal gioco. «E’ un fenomeno in aumento, anche se dati certi non ci sono e diventa difficile trovarli», sottolinea il responsabile. «Per quanto riguarda la situazione nel Bellunese, i casi che noi abbiamo visto sono limitati e per lo più correlati con altre dipendenze come l’alcol. Questo però non significa che siano pochi, perchè basta solo vedere negli esercizi dove ci sono le macchinette da gioco e si capisce come il fenomeno sia vasto. C’è quindi un incremento della frequenza di gioco che colpisce principalmente gli uomini dai 25 ai 50 anni. Si tratta di persone con profondi disagi, che hanno perso tutto non solo a livello patrimoniale, ma anche affettivo, sociale. Quando arrivano qui hanno davvero toccato il fondo». E diventa difficile anche quantificare quali siano le somme perse. «Infatti non si può solo controllare il conto in banca, perchè questi soggetti vanno in prestito da amici, parenti per cui non si riesce a quantificare la somma perduta, anche se si può stimare in decine e decine di migliaia di euro». (p.d.a.)

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