A Livinallongo scoperchiate undici case e spariti mille ettari di piante e bosco

«Siamo tutti vivi». Esordisce così, dopo quattro giorni di telefoni irraggiungibili, il sindaco di Livinallongo, Leandro Grones. «Non so neanche io come faccia il mio cellulare a funzionare. Credo si agganci ad una cella della Val Badia».
Sono le 13 e Grones sta rientrando da Larzonei, la penultima frazione raggiunta, l’ultima quasi in contemporanea è Davedino. «Il primo giorno, martedì, non riuscivamo ad andare lontano oltre cento metri dal municipio. Tutte le strade erano letteralmente invase dagli alberi». Un lavoro immane quello compiuto in un giorno dagli abitanti di Livinallongo, dai vigili del fuoco, la protezione civile, le forze dell’ordine. «Tutti al lavoro con pale e motoseghe, e stamattina siamo arrivati a Larzonei. E adesso Davedino è stata raggiunta a piede. I due abitanti stanno tutti bene, ora le squadre forestali stanno aprendo un varco carrabile». Il sindaco ricorda: «Mai vista una cosa simile, lunedì sera e martedì notte era un vero finimondo».

Le case scoperchiate che sono abitate sono 11, con 35 abitanti: «Per ora non contiamo neppure le case disabitate o i fienili che hanno subito danni. Alcuni sono andati a stare da parenti, una decina, c’è un solo sfollato, una signora che a Costa di Andraz ha la casa molto danneggiata, ora è ospite della casa di riposo».
Dopo le case, i boschi: mille ettari, calcola il sindaco, di bosco completamente distrutto, travolto come da un tornado. «L’intensità del vento è enorme, anche in Comune avevamo paura: non parliamo poi di chi abita in case che sono sulle sommità con i tetti che volavano, e che abbiamo trovato a decine di metri dalle abitazioni e dai fienili. Quello che abbiamo visto all’alba di martedì è stato uno scenario o apocalittico».

In quel momento si è messo in moto «un fantastico esercito fatto di volontari, di uomini del soccorso alpino, di Veneto Strade, vigili del fuoco, cittadini: in 12 ore abbiamo aperto la viabilità principale e 60 chilometri di quella comunale. Duecento volontari fodomi si sono rimboccati le maniche e armati di motoseghe. Una solidarietà indescrivibile».
Il primo aiuto esterno è arrivato in elicottero con sei uomini del soccorso alpino con i teli per coprire le case scoperchiate in attesa della pioggia prevista per ieri».
L’emergenza vera, che Livinallongo continua a vivere è quella della corrente elettrica: «Siamo senza luce da lunedì sera. Mi hanno assicurato che domani (oggi, ndr.) arriva un elicottero dell’esercito, con 4 generatori a bordo, di cui 2 per Livinallongo e due che con un mezzo comunale porteremo a Rocca Pietore». Per Arabba invece si sta tentando di collegare i gruppi elettrogeni della società funiviaria con la linea a media tensione per dare luce alle case. Intanto sopra i 1600 metri è arrivata la neve. Ma sono arrivati anche altri 20 uomini del soccorso alpino e altrettanti dei servizi forestali. —
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