A Fusine nasce il nuovo Cai: il Veneto chiede le riforme

VAL DI ZOLDO. Parte da Fusine, in Val di Zoldo, il nuovo Cai.
I delegati del Veneto del Club alpino italiano hanno approvato una mozione, nell’assemblea svoltasi ieri, per lunghe ore, fino alle 15, in cui chiedono alla prossima assemblea nazionale di Aosta, il 21 e 22 maggio, di riformare il Club alpino italiano.
«Lo vogliamo più snello, meno burocratico, più partecipativo», anticipa Francesco Carrer, il presidente del Veneto, «più vicino alle sezioni, al popolo della montagna, al popolo che vuole salire sulle terre alte e che al Cai si rivolge per questo, e quindi non sopporta che rimaniamo ingessati nella gestione interna, appesi a riti che potevano andar bene nel passato».
Aria di riforma, dunque, anche in quella che si presenta come una delle più antiche organizzazioni associative. I giovani, infatti, non aderiscono più come una volta a questo ente perché lo trovano anchilosato, incapace di flessibilità, troppo conservativo.
Sono 65 le sezioni del Veneto, numerose in provincia di Belluno, più di 50 mila i tesserati. Con il Cai attuale - si è lamentato ieri a Fusine - si è in difficoltà perfino a prestare opera di volontariato, perché ogni movimento è burocratizzato.
I delegati del Veneto si presenteranno ad Aosta con la voglia di cambiare. In questo sono supportati anche dal Trentino Alto Adige e dal Friuli Venezia Giulia. Dovranno cedere il presidente generale; il bassanese Martini sarà sostituito da un lombardo. Ma la sostanza a cui puntano è appunto la vita in sezione, ossia l’andare in montagna.
Ed ecco un problema che comincia ad angustiare il popolo del Cai. Dopo i 4 rifugi della cui gestione non sono più responsabili (3 in Comune di Domegge e uno, il Biella, nell’Ampezzano), ce ne sono altri 2 la cui proprietà fa capo al Demanio e che lo Stato vuole affidare a chi può ricavare utili.
In Veneto i rifugi Cai sono 39, ad oggi, e il rischio che qualcuno ancora si trasformi in albergo piuttosto che in ristorante non solo preoccupa ma allarma. «Stiamo trattando, speriamo bene», non vuol dire di più Carrer, mentre a Fusine il coordinatore della Tam (la commissione per la tutela dell’ambiente montano), Simone Papuzzi, ha anticipato il disciplinare di quei presidi che vorranno rimanere nell’ambito del club, i cosiddetti ecorifugi.
Il Cai, insomma, vuol qualificare la sua offerta, rispettando la propria storia, i valori autentici dell’alpinismo e dell’escursionismo in quota, che prevede, ad esempio, il rispetto assoluto dell’ambiente.
L’assemblea di ieri ha fatto il punto sui temi più diversi del popolo delle terre alte. La neve, quest’inverno, non è stata così micidiale come nelle passate stagioni, danni quindi non ce ne dovrebbero essere lungo i sentieri, le ferrate, presso gli stessi rifugi. Ed ecco, pertanto, che la Regione non sarà chiamata ad intervenire con fondi straordinari (813 mila euro dopo gli inverni delle cosiddette “bombe di neve”), ma assicurando i contributi di sempre, a partire dai 300 mila euro del cosiddetto articolo 48 bis.
Ma, ecco la novità: quest’estate la stagione potrebbe essere aperta con anticipo, almeno da parte dei rifugi alle quote più basse, quindi addirittura a maggio. Il tentativo, anche per il Cai, è quello di allargare, o meglio di allungare la stagione dell’escursionismo.
Francesco Dal Mas
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